LEONARDO SINISGALLI (1908/1981)

(a cura di cm)
Chi ama non riconosce, non ricorda,
trova oscuro ogni pensiero,
è straniero a ogni evento.
Mi sono accorto più tardi
di tutti gli anni che l’aria
sul colle è già più leggera,
l’erba è tiepida di fermenti.
Dovevo arrivare così tardi
a non sentire più spaventi,
pestare aride stoppie, raspare
secche murate, coprire la noia
come uno specchio col fiato.
Sono un uccello prigioniero
in una gabbia d’oro. La selva
variopinta è senza colore per me.
L’anima s’è trovata la sua stanza
intorno a te.
II
Ci piace l’aria sfatta
la derelitta quiete sulla plaga
il volo basso degli uccelli migranti
tra cespi di alghe, lacere
spoglie di velieri.
Oltre il labile
vespero qui sostano gli amanti pellegrini,
dove ogni sera una fioca
speranza li trascina di là
dai ponti a una riva di acquitrini,
passeggeri sospinti senza requie
sulle arene impassibili.
-da Tre poesie d’amore, in “Poesie di ieri”, Mondadori, Milano, 1966.-

Sinisgalli, laureato in ingegneria, direttore di Civiltà delle macchine, ha avuto incarichi di responsabilità all’Olivetti, alla Pirelli, nel gruppo Eni. Ha saputo alternare l’attività di tecnocrate all’impegno letterario, che dai tempi di 18 poesie (1936) lo ha collocato tra i testimoni privilegiati della lirica del novecento. In queste poesie lo spunto tematico, da temi tradizionali, tocca sempre dei nodi problematici, come si può notare nella prima con la metafora dell’uccello prigioniero (una delle immagini frequenti nella poesia italiana del secolo scorso). Da non farsi sfuggire, tra l’altro, il ritmo onomatopeico nel verso 10 “pestare aride stoppie” e nei vv.14-15 l’immagine della “selva variopinta” che evidenzia l’accanimento amoroso. Nella seconda il senso del limen si acuisce, c’è un vago sottostare di staticità, un fluire rallentato delle cose, viene alla luce un mondo sommerso dove anche il volo degli uccelli è basso, alghe “lacere spoglie di velieri” perché nate e strappate da velieri inabissati e la speranza è fioca nell’ondeggiare senza requie verso acquitrini, teatri sì, ma impassibili, dell’amore.

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