A cui di Mimì Mestria
Antonio Prete (Copertino, 1939), ha insegnato Letteratura comparata all’Università di Siena. Studioso di Leopardi e Baudelaire, saggista molto noto, ha pubblicato per la Casa Editrice Donzelli Menhir (2007) e Se la pietra fiorisce (2012). Presso Bollati Boringheri il Trattato della lontananza (2008), All’ombra dell’altra lingua. Per una poetica della traduzione (2011) Compassione. Storia di un sentimento (2013), Il cielo nascosto. Grammatica dell’interiorità (2016); Torre saracena. Viaggio sentimentale nel Salento (Manni 2018). Tutto è sempre ora (Einaudi, 2019).In principio (da Menhir)
In principio (da Menhir)
-a Edmond Jabès-
Non era, quel palpito, il tuo mantello,
né il soffio sulle acque
tumultuanti dell’inizio.
Ma l’ombra d’ala della sparizione.
Il suono del tuo Nome,
musica ubriaca del nulla.
Nel letto di pioggia,
nella pensosa lontananza delle stelle,
un miraggio sanguigno:
è la tua parola.
Corpovento,
pulviscolo di niente.
Il tu della preghiera è una foglia
che vola fradicia e si posa
sull’argine dello stagno cieco.
Ora sobbalza, vuoto,
il carro fragoroso del giorno.
Da: “Tutto è sempre ora”
E camminano i morti lungo le rive
deserte di tempo.
Non calpestano ghiaia né erba.
Hanno del mondo solo un’idea,
una nuvola-idea.
Una bolla
è il mondo gonfia di niente
che fluttua piano nell’aria
sotto un cielo di stelle spente.




