Due poeti a confronto: Vittorio Bodini e Federico Garcia Lorca

Vittorio Bodini è conosciuto, innanzitutto, come grande ispanista e traduttore di autori spagnoli, oltre che come fine prosatore e poeta e non è semplice tentare di accostare questa grande personalità poetica salentina con quella del poeta andaluso Federico Garcia Lorca, di cui Bodini fu critico e traduttore. Ciò che si può cercare di fare è un tentativo di verificare come, attraverso il suo importante lavoro di traduzione, Bodini abbia mutuato dal poeta spagnolo suggestioni comuni che scaturivano, in un certo senso, da un’affinità tra i due poeti. Prima di tutto, il rapporto profondo, materico in Lorca, provato da entrambi per la propria terra, il Salento e l’Andalusia e dalla quale sentono, comunque, l’esigenza di distaccarsi, denunciandone costantemente anche gli aspetti negativi. Tutti e due sperimentano la lontananza dal proprio paese: Bodini, infatti, si reca a Firenze e nel sud della Spagna mentre Lorca a Madrid, poi a New York e a Cuba, definendo il proprio paese come Spagna nera. Anche in Bodini sono presenti espressioni che connotano il suo disagio: infatti, egli scrive «quando tornai al mio paese, al Sud, io mi sentivo morire», e «nelle pianure del Sud non passa un sogno», un Sud dove ci sono «città gloriose di sporcizia e abbandono». Un altro grande studioso ispanista e fine critico dello stesso Bodini, Oreste Macrì, fa riferimento ad una prosa, Firenze, in cui Bodini scrive: «Presi l’ultimo treno della notte per Lecce: proprio quando cadevo in un dormiveglia, qualcosa colpì come un corpo contundente le mie orecchie assopite, qualcosa di lugubre e di bestiale, forse l’urlo di un parto mostruoso. Era la misura sensibile, la forma oggettivante di quella che a me sembrava la mia discesa agli Inferi: e in un certo senso lo era»(1). Arrivato in Spagna, nel 1946, Bodini riscontra delle affinità tra il popolo spagnolo e quello salentino. Infatti, analogie tra il paesaggio del Sud d’Italia e quello della Spagna sono presenti nel testo bodiniano intitolato “Omaggio a Gongora”: «Cordova è una dolce tempesta/Di bianco verde e nero/E in quell’accordo di calce e di limoni e di freschi cancelli /Trovo il mio Sud ma con più aperta coscienza /Con più aperta tristezza e più valore». Entrambi i poeti, però, vengono a contatto con la civiltà industriale che distrugge l’individuo e che farà dire a Lorca: «l’America annega in macchine e in pianto», e ancora, «non ci si può fare nemmeno un’idea della solitudine che prova lì uno spagnolo», mentre Bodini scriverà: «chi sfiderà del Nord il tetro attivismo?», nella poesia “Autunno nel Nord”. Nel bellissimo testo “L’aurora”, che fa parte della raccolta Poeta en Nueva York, Lorca scrive che a New York «L’aurora arriva e nessuno l’accoglie nella bocca perché là non c’è domani né speranza possibile” e di «scienza senza radici», mentre Bodini nella poesia “Civiltà industriale” scrive: «È l’anno dell’avvento della Ragione/ il cui trionfo ci costò tante sconfitte». Nel testo citato, l’aurora di Lorca diventa «l’alba a sonagli» di Bodini mentre «i colombi neri» del poeta andaluso diventano «il nero di un corvo» in Bodini; ancora, mentre «i bambini abbandonati» diventano «la cava di pietre abbandonata», «gli amori sfogliati» di Lorca «il tuo capo si dispiuma». Le analogie tra i due testi sono qui palesemente evidenti, anche a livello lessicale, testimoniando la profonda avversione, in entrambi, per il capitalismo e l’alienazione dell’essere umano all’interno della società. Ne scaturisce, così, nei due poeti una sorta di solidarietà, in Lorca, per i neri della periferia di New York la cui condizione tanto somiglia a quella dei gitani della sua Andalusia, e la simpatia per i contadini e per «uomini traballanti sui carri/ vuoti/ per caricare il tufo delle cave», da parte di Bodini. Inoltrandoci nell’ambito della comparazione dei testi, possiamo innanzitutto cogliere delle suggestioni nelle due poesie “Cadice” di Bodini e “La chitarra” di Lorca in cui Bodini parla di «una chitarra piena di sentinelle morte», mentre la chitarra di Lorca «piange freccia senza bersaglio» e diventa «cuore trafitto da cinque spade». In entrambi i poeti sono presenti due testi dallo stesso titolo “Sonetto del cavaliere” che diventa “Canzone del cavaliere” in Lorca. La figura del cavaliere diventa un mito in Bodini, non solo per le suggestioni ricevute dall’autore durante la sua mirabile traduzione del Don Chisciotte, ma anche perché lui stesso vorrebbe essere un «cavaliere catafratto» e rivolgersi ai suoi amici che egli definisce «maledetti pei vostri libri non letti» e «più saggi e più folli vorrei avervi trovati…». Qui, è evidente il richiamo all’eroe della Mancia divenuto folle per i troppo libri letti. Ritornando ai testi in questione, entrambi i cavalieri, dunque, sono feriti e in fin di vita e nelle due poesie, a fare da cornice, sono il tramonto e la luna rossa, mentre «l’inappagante vicinanza del troppo tardi» sembra corrispondere alla «morte mi sta guardando, la morte mi attende». Il colore assume, in Bodini e Lorca, una forte valenza simbolica: addirittura, lo studioso salentino aveva definito Lorca il poeta più cromatico che egli conoscesse; oltre al rosso e al bianco, in modo particolare il verde e il nero sono una costante presenza nella poesia dei due autori. Bodini parla della bottiglia verdognola in Lydia Gutierrez e di braccia d’olio nella Luna dei Borboni e, inoltre, in altri testi, «del verde cielo d’una tartaruga», «dei preti di paese che hanno il dente verde» e di «Cocumola che ha un portoncino verde color limone», a Bari, Bodini «si trova tra le barche verdi», e, in un’altra poesia, «i fanciulli annusavano verde e silenzio» e «grattavano il verde con gli occhi». E si potrebbe continuare per una lunga serie anche per Lorca, in cui il ricorso al verde può alludere alla vita come al colore della divisa della Guardia Civil, e può assumere anche una connotazione di lussuria e di oscenità. Infatti, come sostiene lo studioso Norbert Von Prellvwitz, «l’aggettivo verde, in spagnolo, viene impiegato per indicare persone non più giovani che hanno inclinazioni amorose inadatte alla loro età».(2) A questo proposito, come non si può maliziosamente pensare ai già citati «preti di paese» che «hanno le scarpe sporche/ un dente verde e vivono/ con la nipote» della Luna dei Borboni?. Nel poeta spagnolo, «verdognoli capelli contemplano l’orizzonte», «ieri eri ancora verde, un verde folle di uccelli gloriosi», «Cordova olivi verdi per piantare cento croci», «Preciosa, corri preciosa che ti prende il vento verde», «verde io ti voglio verde, sotto la luna gitana», «spegni le tue luci verdi», «la verde lebbra della voce», «il sangue verdognolo di luce», «il bambino e l’agonia erano due verdi piogge allacciate». Molto interessante sarebbe confrontare la bellissima poesia “Canto dei carrettieri”, dove «s’affaccia la luna sfregiata, cattiva e insanguinata, salentina e lorchiana di Nozze di sangue»(3), piccolo dramma scritto da Lorca nel 1932, ispirandosi a un fatto di cronaca verificatosi in Andalusia. Nel testo bodiniano l’espressione «a chi ha una moglie bella anche i coltelli in tasca hanno la febbre», connota il sentimento della gelosia che diventa la causa della tragedia rappresentata nel dramma di Lorca. Evidenti analogie lessicali compaiono nei testi in cui due personaggi femminili, accomunati da grande sensualità, vengono immortalati dai due poeti, ossia “Lucia Martinez” e “Lydia Gutierrez”; il «non senza rossore» del testo bodiniano con cui i ragazzi giuravano «che la musica non era che un suo attributo» diventa «ombrosa di seta rossa», mentre la «chioma» lorchiana diventa il «mantello della sua chioma la luce» e l’«ombra» diventa «la penombra». In conclusione, molte potrebbero essere le suggestioni che scaturirebbero da una più approfondita lettura comparata dei due autori, ma ci fermiamo per non rendere prolisso il nostro discorso, rimandandolo ad un contesto più specialistico che valorizzi al meglio la bellezza dell’opera di questi due autori di cui il Salento, come l’Andalusia, si vantano di aver dato i natali.(1) V.Bodini, Tutte le poesie, prefazione a cura di O.MacrÍ, Nardò, Besa, 2004, pag.129(2) F.G.Lorca, Poesie, prefazione a cura di N.Von Prellwitz, Rizzoli, 1995, pag.149(3) V.Bodini, Tutte le poesie, prefazione a cura di O.MacrÍ, Nardò, Besa, 2004, pag.34

Autore: Tina Cesari

Leave a Reply