ALDA MERINI CERCA, UOMO, L’AZZURRA VITA

-di Rocco Aldo CORINA-
“Soffrivo terribilmente dentro il mio spirito.
Avrei voluto gridare…”
«Mai avrei pensato/ che queste pagine diventassero ali», calde come «le ali degli angeli», «ma tu mi parli/ su uno spazio che io non conosco» E ancora: «lasciatemi nella prigione del dolore». Questo scorgo nel Magnificat[1] e altro ancora nel suo «universo immenso di parole e di voci»[2]. «Il pensiero di Dio fu un pensiero gigantesco, un pensiero talmente gigante che sconvolse albe, tramonti, terre, tenebre, un pensiero che noi non potremmo mai capire… »[3], dice Alda col sorriso di chi giunge ai piedi della Croce per abbracciare «il Cristo crocifisso come la Maddalena di certe raffigurazioni del Calvario aggrappata al legno… che cola sangue divino»[4].
Alda è nella vita come creatura piena d’amore che sogna come anima la bellezza d’un mondo fuori dal nostro. Vibra in lei la gioia degli angeli, celesti creature «senza vesti e ornatissime… che hanno lingua di solo silenzio»[5]. Sì, è proprio «questa follia angelica che ci dà la certezza che Dio esiste, questo dilagare di un’unica strada diversa dai molti erronei vicoli della nostra demenza»[6]perché «il vero parto della gioia, lo fa solo un angelo di luce»[7].
Anima, la Merini, «come sospiro d’amore rivolto a Dio», che intuisce perché «l’uomo si affatica a vestirsi, ad adornarsi per piacere, per concupire, per saziare il proprio corpo di amori sbagliati, a offendere il suo corpo primigenio che è l’anima»[8]. È questo il lamento d’un cuore che piange, che nel tempo si consuma nel dolore: «Quando sono molto triste piango»[9], dice Alda come rapita dal vento che urla sulle sponde d’un mare in tempesta. Perché i suoi giorni furono con lei crudeli se pur deliranti nelle immagini di amore fitte di gelo e intense di luce. Questo io vedo nei versi di lei che son umile preghiera per il mondo anche nelle pagine dal sapore che incendia spenti sorrisi. «Ho costruito una casa di sogno sopra il laghetto del Getsemani», dice, ma «Perché proprio là? Perché io adoro la mia religione e il mio Cristo»[10].
Questa è Alda nei sussulti e nei rumori d’una vita amara come fiele, che altro non conosce che la speranza della resurrezione ed è ciò che la rende felice: «So che mi assolverai delle mie pene: ma ora lasciami umana/ col cuore roso dalla mia paura»[11]. Che dire ancora! «La poesia della Merini è tanta oltre che vera; e anche di questo… bisognerà tenere conto. C’è nel suo muoversi verso di noi una velocità, un piglio di fluidità e quasi di irruenza, come se davvero qualcosa (una voce?) sgorgasse da qualcuno o da qualche luogo: generosamente, inarrestabilmente»[12].
Infatti:
«Ti prego, lasciami andare:/ il pensiero dell’alba/ è in me così alto/ che non occorrono boschi/ per poter camminare…»[13].
Vibrano i cuori nell’immenso mondo di Dio per opera dei poeti che il bell’amore assicurano al fanciullo e il bel tempo all’uomo del domani. I versi di Alda, infatti, riempiono di gioia i cuori, producono meraviglie e sogni veraci, portano le anime in un ciel più puro, ridente e luminoso.
Perciò invochiamo, amici, l’amore, l’amabile bellezza e l’infinita dolcezza, nella vita, per sconfiggere le angosce, le amarezze e gli affanni disdegnando per sempre gli assurdi desideri. Amiamo la poesia immergendoci nell’anima nostra per meglio conoscerla, portandoci nel mistero per riscoprirlo nelle immagini sue magnifiche e sublimi. Apprezziamo la vita inebriandoci della soave sobrietà che sgorga dall’anima di Alda per riempire d’azzurro l’uomo che dice sì all’amore seguendo l’insegnamento di lei.
[1] A. Merini, Magnificat. Un incontro con Maria, Frassinelli, Piacenza 2002.
[2] Ivi, p. IX.
[3] A. Merini, Corpo d’amore. Un incontro con Gesù, Frassinelli, Piacenza 2003, p.17.
[4] Ivi, p. VII. Le parole sono nella Prefazione di Gianfranco Ravasi che vede nelle pagine del libro «una piccola “cristologia” poetica».
[5] A. Merini, La carne degli angeli, Frassinelli, Piacenza 2004, p. 53.
[6] Ivi, p. 54.
[7] Ivi, p. 57.
[8] A. Merini, L’anima innamorata, Frassinelli, Piacenza 2003, pp. 8 e 11.
[9] A. Merini, Delirio amoroso, il melangolo, Genova 1997, p. 21.
[10] Ibidem.
[11] A. Merini, Testamento, a cura di Giovanni Raboni, Crocetti Editore, Milano 2002, p. 27.
[12] G. Raboni in Testamento, cit., pp. 9-10.
[13] A. Merini, Ballate non pagate, Einaudi, Torino 1995, p. 32.

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