Sono nata a Specchia, in provincia di Lecce, nel 1951 e lì vivo e lavoro nella mia grande casa, circondata da tanti amici, tanti fiori e i miei amati gatti: l’Elisabetta, la Sonia, la Giuggiola, il Marpione e la piccola Biancospino, nera di pelo e dall’animo candido”.
Questo scrive Maura Pacella Coluccia di se stessa sulla quarta di copertina del suo libro di poesie intitolato “La Cerca”, pubblicato nel 2001 per le edizioni Leucasia.
È la poetessa a spiegarci il titolo della silloge scrivendo che “l’anello di congiunzione di questo lavoro è la ricerca interiore, mai dimenticata sempre sottesa. L’agognata spiaggia dove riposare e lasciarsi sopravvivere, dove poter anche ricordare senza più emozioni. Il mare, i sospiri d’autunno sotto lo sguardo della bionda luna e la terra generosa di se stessa. Così anche tu sei costretto alla generosità e alla pace. Questa è la cerca…”.
Questo lavoro, per lei, non è l’esercizio di un cuore solitario ma coinvolge tutti i poeti che si conoscono e si chiamano per nome.
GRECO, IL POETA
Ci conosciamo, noi poeti che di notte
facciamo l’amore su tappeti di stelle
e di giorno, esiliati,
sogniamo di essere àlbatri.
Ci conosciamo per nome, noi poeti
perduti a noi stessi, voci suggeritrici
al ruotare del tempo.
Le lune insanguinate di questi
ultimi anni
ci hanno messo a tacere,
noi poeti, che rubiamo le lacrime agli uccelli
in volo e ai pesci del mare
e frequentiamo i sentieri della notte
quando si fa fonda e buia.
Ci conosciamo, tutti per nome noi poeti
che di giorno facciamo l’amore su tappeti
di stelle e di notte, esiliati,
sogniamo di essere àlbatri.
Noi poeti che ci chiamiamo tutti per nome.
Dalla sua bella casa ”la signora dai capelli rossi”, purtroppo, è andata via silenziosamente, di notte, all’età di 58 anni.
Nella stessa raccolta “La cerca” compare un testo che sembra quasi un presagio della sua morte ed è lei stessa che la introduce scrivendo che “anche i poeti un tempo andavano incontro alla morte, cantando e danzando e rullando i tamburi della loro voce perché la memoria non andasse perduta e cancellata dal tempo”.
La voce della poetessa non è andata perduta.
FAMELICO IL CANTO
Alla Mezzanotte, scioglierò i lacci del mio vestito
tornito il seno libero, nudo e nudo il ventre
camminerò tra i sassi e le zolle, verdi,
il frinire dei grilli a coprirmi.
Alla Mezzanotte scioglierò i nodi dei miei capelli
nudi i piedi e le mani nude intreccianti spigo
camminerò tra le onde del mare l’ultimo afrore
E le nebbie, basse, a incedere, anelanti festose
ai miei respiri.
Alla Mezzanotte ti incontrerò liquefatto spasimo
e lascerò fluire i miei liquidi, i sensi abbagliati.
Ti chiamerò amica morte con il tuo nome
benvenuta amata
e famelico il canto
si scioglierà, gli ultimi versi affogati nel vento.




