ANNA CASCELLA LUCIANI

Cosa fai con quella faccia d’angelo
seduto a un bar marino
di provincia,
gli stivaletti
nel caldo d’agosto
ti consumano i piedi
delicati,
sembri cercare
a chi cavare il cuore
con la punta di dita
generose,
hai la camicia aperta
fin sul petto,
e questo
è quanto basta ad un mio amore.


–[…]
“se solo, se solo” –
ma i se non contano
i se non hanno storia
l’irrealtà del se – la sua
ineffettualità divaricata
tra sogno e minuzia
del giorno – “sarebbe
stato”, “poteva essere”
“chi sa se invece di…”
le forze perdute – what
is done is done ma è solo
un ibisco – per quanto
scarlatto – che rimasto
fuori una notte –
assaltato dal gelo –
ha sofferto – troppo
largo lo iato tra vocale
e dizione – tentativo
del dire – vocativo
del caro a lenire –


(impervio dire)
non mi hai mai chiamato
Anna – non potevi –
non c’eri – chi sa chi eri –
chi sa le gambe – il costato
l’avventura del passo – il tuo
respiro – gli occhi – la fronte
la forma della bocca – il tono
della voce – chi sa che parole
avresti detto
(ti dicevano soldato –
disperso in Russia – gli inverni
nella neve – dopo la guerra
d’Italia nel giugno del ’40 –
poi non fu detto più niente –
eri scomparso dai racconti
all’infanzia – chi sa di dove
eri – se di Roma o di altro
luogo – chissà l’incontro
con mia madre dove è stato –
– chi sa dove sta la sepoltura
– lei è nella sua cappella
di famiglia – chi sa che parole
hai usato e cosa dicesti a te
stesso andando via – se accennasti
qualcosa – se ti dispiacesti
del tuo non voler essere
padre – chi sa chi sei stato –
mia madre di te non mi ha
mai parlato) –
senza nostalgia (gli assenti
non lasciano orme – luoghi –
archivi – documenti) di te –
non-padre scrivo “forse
avremmo fatto gite
– costruzioni di sabbia –
rincorse tra le reti (in rima
di conchiglia) – tu, forse –
padre – io forse – figlia” –
(in quell’esigua striscia
degli affetti che balena
come acqua sulla riva –
torna – si ritrae – è fonte
viva) –
“La parola nei versi di Anna Cascella Luciani è un calibro: niente può formare la catena del significato se non nella sua perfetta, e necessaria, misura. E quando ciò si accompagna alla vita sottaciuta o poematizzata – in questo, oltre a Giudici, è opportuno riferirsi anche a Giorgio Caproni – la rima più impervia può addirittura abbracciare l’ineliminabile presenza della morte” (Mario Corsi nella prefazione a La luna e le sue forme, Macabor, 2020)
Anna Cascella Luciani, tra le massime voci della poesia italiana contemporanea, a tratti nascosta, troppo spesso e ingiustamente dimenticata, probabilmente anche a causa della malattia che l’ha costretta a una vita più appartata, è nata Roma nel 1941, dove vive e lavora.
Poesia: Le voglie, in Nuovi Poeti Italiani, a cura di Franco Fortini e Natalia Ginzburg,1,Torino, Einaudi, 1980; Tesoro da nulla, Milano, Scheiwiller, All’Insegna del Pesce d’Oro, 1990; Piccoli Campi, Grottammare, Stamperia dell’Arancio, 1996; i semplici, Roma, Il Bulino, 2002; Migrazioni/a specchio, Viterbo, Il Cervo Volante, 2008; Tutte le poesie. 1973-2009, Roma, Gaffi Editore, 2011; Gli amori terreni, Brescia, Edizioni L’Obliquo, 2016.
Le collaborazioni dell’autrice con i molti artisti hanno portato ad una “Mostra di poesie in edizione d’arte” – Roma, Biblioteca Vallicelliana, 2009 -, curata da Fabio Guindani.
Due tra i lavori con l’incisore André Beuchat – nelle sue edizioni “Alma Charta” -, sono stati esposti dall’artista al “Codex Book” di San Francisco, 2015. Altra collaborazione, portata a termine nel 2018 – su tema dell’artista -All roads lead to Rome.
Altro: I colori di Gatsby – Lettura di Fitzgerald, Roma, Lithos Editrice, 1995; Emily Dickinson. Rosso, purpureo, scarlatto, Brescia, Edizioni L’Obliquo, 2011.
-foto di Dino Ignani-

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