GIANCARLO MAJORINO, 7 aprile 1928 – 20 maggio 2021

Fatica, l’Enrica, a lasciare, lo vedo, lo sento,
l’età giovanile
erba soffice e luminosa carica d’acque
cielo sul capo a sbocco.
Il corpo ancora fulgido non si piega
l’andatura eretta pare una preghiera
alle speranze del mutamento.
l’Enrica dorme
posa la faccia
sul cuscino che torna
petto di mamma
nel buio
in quella calma
avvicina il mento all’intestino
e ginocchia al mento
nell’acqua della stanza
nuotano pesciolini
…il caduto rischiava tutto ma
capitava e dopo un grido d’aiuto
quasi tranquillizzato si chetava
trafitto schiacciato
trafitto schiacciato, per le mosche
i fastidiosi insetti non v’era tempo
di notarli, né i canterini uccelli
dardeggianti vi saranno stati
non era il momento di ricercarli non era il momento
andava come l’acqua un’acqua umana
e animale a non si sa che pozzo tentando
abbandonando non si sa che male
noi siamo qui
io ti penso
sotto la lampada
e sei
ma in una forma leggera
piccolo tondo scavato
con questo aiuto di carta
nella mia mente d’amore
ma in una forma leggera
stella di latte nel vetro
tutti ti guardiamo
ma a me sarai amica, luna, ancora?
sei ancora viva stai ancora male
sei ancora viva stai ancora male
sei ancora viva e mi dimeno
ti getto un ponte continuo riso d’amore
ma sotto trema come l’acqua il cuore .
mentre tu lotti senza poterti aiutare
dolci ricordi fanno l’inutile vela
l’inutile stella l’inutile bianco sul mare

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