A cura di Tina Cesari
Stazione di Lecce, 1939.
Vittorio Bodini così scriveva in una sua poesia: «Il treno andava scandendo grani d’un rosario spento».
Stava per partire definitivamente per Firenze, lontano dalla sua terra dove diceva di sentirsi come un polpo sbattuto contro lo scoglio.
Andava a Maglie, a trovare il suo amico Oreste Macrì, anche lui studioso, traduttore e critico letterario; quest’ultimo, più tardi, nella prefazione alla raccolta delle poesie dello stesso Bodini, che egli curerà, commentava che si trattava di un “trenino da Far west”.
Nasceva, così, la poesia a lui dedicata, ovvero:
Viaggio per altri inverni (verso Maglie)
a Oreste Macrì
Ma quando ebbi difeso con la mano
i profili di nuovole sonore
di svagati compagni:da una furia
di ragni bianchi, lungo la focaia,
-all’avvento del treno era sprazzato
un fogliame di corvi,
ed alto,da una loggia di nuvole,gracchiava
ecco le vigne:
i tralci amari che dicembre ingemma
di chicciole, frustavano al passaggio
i furtivi ginocchi, e più di un tonfo
prometteva la terra di fiorire,
nel denso cuore dell’inverno in canti.
Poi fu il paesaggio replicata immagine
all’incurvata luce. Il treno andava
scandendo grani d’ un rosario spento.
Non aspettavo più,
che di partire.






