Eufemia Attanasi – “Metafisica del lavoro in terra salentina”

Salento, terra d’ossa scavate dal vento,

dove il sole esplode come dardo

di Apollo sulle schiene nude.

Qui, il lavoro ha il volto del martire,

mani nodose come radici d’ulivo,

che scrivono sulle pietre

la dura grammatica della sopravvivenza:

un lessico di calli, silenzi, spine.

Nel sudore che cola

come sangue dalle tempie di Ercole,

ogni solco è una ruga del tempo,

ogni seme un’invocazione a Demetra.

Il sole non concede né ombra né tregua:

l’uomo che lavora sotto il cielo del Sud

è fabbro del proprio pane,

poeta di gesti arsi e ciclici.

Il lavoro è supplizio e resurrezione,

Sisifo che ogni mattina

spinge la pietra dell’esistenza,

ma quando il giorno si ritira nella tasca della sera,

la fatica si fa vino, si fa pane caldo,

si fa voce che non chiede, ma è.

O terra, che sai di ferro e d’ambra,

le tue ferite parlano greco, latino, dialetto

ma il lavoro, dolore che scava e solleva,

è la tua lingua più pura,

il tuo inno più alto.

Leave a Reply