(Salento: Torre Paduli – Memoria di tarante)
Stemperi cadenzando il ritmo
marchi del ricordo in crescendo,
alle punte nude le ansie,
l’uomo ti circonda e circuisce,
il tallone di seta chiede dialleli
d’orme calcate sulla scia dei cembali:
suono ancestrale ritmano cadenze
tamburelli nacchere di latta, invasata,
batti il fuoco del corpo svestito
di nero millenario in sottoveste bianca
la camicia da giorno svelata denudata,
friggi il ritegno delle corti zitte
all’occhio estraneo gridato, il pudore,
evocando il ballo liberatorio di tarante
caviglie e trecce trecciate in voli
tra pali di sedie impagliate ardita,
il ludibrio d’un vivere offeso sbandiera
la trama dei perchè mai dipanati
e t’atterri al tuo sfinire stremato,
all’orlo d’un pozzo di serpenti il tumulto
d’anima ove Paolo ti donò acqua taumaturga
e quel tempo delle tue spighe esploso
dai grembi gonfi e offesi, carcerati
dai secoli fino al cadere dell’ultima luna,
libera e vinta repressione ‘atava”, donna.
…saudade di un agreste arcano, in cova
la voglia mai nata né schiusa dai gusci,
tra l’aroma di limonaie e i nespoli,
scotennando il sole che non ti carezzò…
e i millenni ti sgrondano le favole e magia…
leggenda, un vivere che non apri il mistero.




