Sandra Tag – Prima

Prima
prima, quando la città pareva brodo grasso
quando non si faceva caso al tanto (a volte al troppo)
quando tutto passava accanto sfiorando
e tutti ruotavano attorno a un loro centro di gravità apparente
ecco, dicevo,
prima
il “grande tutto” era scontato
-gli schiamazzi sotto il portico del pavaglione,
gli universitari con la birra in mano in via drapperie, i nonnini sul crescentone a parlare dei tiri in porta del Bologna o delle buche di via Saragozza e i bus rossi stipati e fracassoni che aspettano il loro carico quotidiano…
Ora
-che tutto è diverso-
che le ossa vengono a galla e lo scheletro si mostra
vedo un vuoto. Il vuoto. pneumatico,
biciclette con su gambe scattanti, zaini in spalla Glovo-just eat…
Non c’è più il baldacchino all’angolo di piazza celestini – dove trovi caldarroste fino a giugno-
e nemmeno trovi più la settantenne in tiro e Louis Vuitton. C’è la tossica a gambe incrociate coi suoi cani sotto il terrazzino di Lucio. Se la guardi, anzi, se la vedi ti sputa e ti ride senza denti e allora abbassi lo sguardo e non c’è più nemmeno tanto sporco a terra.
Ora
dove ogni rumore è silenzio igienizzato,
dove il saldo lascia il posto ai nuovi arrivi
ora ti vedo Bologna.
Hai midollo da vendere e speranza cieca di sopravvivere

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