F. S. DÒDARO, antologia minima (prima parte)

  • a cura di Francesco Aprile –

Estratto da: DÒDARO F. S., Dichiarazione d’innocenza, in Locandine Letterarie, Lecce, Il Raggio Verde, 2005.
Pronto? Pronto, sì. L’infanzia, l’innocenza: la guerra di dipendenza (non di indipendenza). La naca. La Madonna. / Pronto? Pronto, sì. Ma il pianto del settenario iacoponico è il dolore del figlio! Capisci, del figlio, per la perdita del complemento lacaniano, sembiante, anche, della carne tragicamente perduta. Del figlio, non della madre!
Figlio, pur m’hai lassato!
Figlio, a chi m’appiglio?
Capovolgimento della follia, della scissione, della melanconia: la freudiana Verkehrung – formazione reattiva –. Meccanismo di difesa, per Anna Freud: Abwehrmechanismen.
Mate, pur m’hai lassato!
mate, a chi m’appiglio?
Mortal me dai feruta,
Allô, oui. L’homme, ce rêvuer définitif. Oui.
Mamma, ove si venuta?
Voglio che tu remagni,
voglio teco morire (nelle acque del mare Yam, nell’umida Tefnut,
in Tum, in Osiride, nel Christus – Khristós
‘unto’ –, nel Messia – Mashiah
‘unto’ –: nel tuo
Ventre, oh mia coscienza!)
Estratto da: DÒDARO F. S., Dichiarazione Onomatopeica, Lecce, Ghen, 1979.
Il linguaggio è una congiunzione, il linguaggio è una «e» // Una «e» che suona il «violin» // Il linguaggio è il mio immaginario, che balla davanti al «miroir», // Il linguaggio è il mio gemello. La mia yem che canta in nome del padre, del figliuolo e di «mater dulcissima» L’esistenza è oltre il filo del telefono pronto, il mio compleanno? Io il desiderio // Pronto l’antropiano? La punta del dito segna il ritmo del churinga // in nome del padre, del figliuolo e del ritmo dolcissimo pipistrellus // – pipistrellus non ostacolare l’oscillar dell’infelice // cot-deaths, cot-deaths // L’onde sull’albero. E fu fatto l’albero // L’onde su lithos. E fu fatto lithos // L’onde sull’es. E fu fatto l’es. E parlò – in nome del padre, del figliuolo e della Lingua Dulcissima // La notte alla stazione, binario 7°, binario morto, il freddo ed i cani, per il serrone, fra le bitte e le traudie, 15 maggio… // No. Non so dove esisto – // Diciamo Parigi, 15 maggio 1979 // Ed è l’eco …Dulcissima.
Estratto da: Dòdaro F. S., Navigli, in Mail Fiction, Lecce, Edizioni Pensionante de’ Saraceni, 1991.
Le lontananze accarezzavano i suoi gesti. Lungo i Navigli la sera scivolava sulle cose. Tutto era lento, afono. La rosa nascosta di Missoni profumava delicatamente la nebbia. L’ora era ferma sull’oblio. Addio, pagine, parole amate, gesti ammassati nei depositi, sguardi, primi piani di pelle solcata dal rimmel, di pallore, pallore di cipria. Primi piani di polvere, di rughe, rughe della memoria, dell’anima. Primi piani di pizzi, di sete, di neri, d’incanti. Primi piani di rose dischiuse, di petali, di grazia, d’infinita dolcezza, di mari, d’oceani. […] Notte delle lune d’acciaio, delle partenze, delle fughe, dell’aquilone smarrito. Notte dei latrati, delle paure. Notte della solitaria solitudine. Notte delle stelle, del Carro, dell’Orsa. Notte dei treni, delle stazioni, della sete. Notte dell’antica pietra, della soglia. Notte della notte.

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