F.S. DÒDARO – antologia minima (seconda e ultima parte)

  • a cura di Francesco Aprile –

Estratto da: DÒDARO F. S., Sconcetti di luna, in Compact Type. Nuova narrativa, Caprarica di Lecce, Edizioni Pensionante de’ Saraceni, 1990.
Vendita promozionale. Le cento pecore di Nunzio. Le cento fiche. Le cento lune della paura. Nella zona di San Pio da ieri è sorto un Comitato di protesta. Max Mara, Rocco Barocco, Ferré e Missoni. Ancora Missoni. Missoni. M. la “m” è la lettera più grande: 18 unità. […] Quest’estate le rose sono nere. Il bosco è dis vetro. Caro Andrè, la voce di Lili Marleen, tutte le sere, sotto quel fanal. È passato il natale. È sempre freddo a natale. Fuggiasco a natale. Fuggiasco tutto l’anno. Fuggiasco. Fichi e freddo. Pastore. Vastar. Vastra. Vasto. Vastità. Il re della Murgia. […] Domani, a sera, bombarderemo la città. Vendita promozionale. Un camion di soldati morti. Qualcuno è vivo. Tutti neri. Lo Zio Tom in un bagno di sangue. L’occhiello è difficile. Lo Spoon River si tinge di rosso. Oppure: Pollock dipinge di rosso la strada, e le mani. Dal porto echeggia Saint James Infirmary. Domani, a sera, bombarderemo la città. Ventuno navi centrate. Ventuno esplosioni. Ventuno paure. Ventuno lune. Ventuno morti. Ventuno nascite. Ventuno rabbie. Ventuno pianti. Ventuno gioie. Ventuno singhiozzi. Ventuno abbracci. Ventuno mani. Mani fredde, mani calde. Mani. Ventuno occhi. Ventuno solitudini. Ventuno certificati. Ventuno proteste. Ventuno fantasmi. Ventuno storie. Ventuno invalidi. Ventuno smarriti. Ventuno accuse. Ventuno accordi. Ventuno voci. Ventuno urli. Ventuno incubi. Ventuno catene. Ventuno rose per te, Lili Marleen. […] Vendita promozionale. I gelsomini della Murgia. Le mimose del Serrone. Le stelle della notte di natale. Dal 15 al 30 gennaio. Comunicazione al Sindaco del 20 dicembre. Domani, 20 dicembre, bombarderemo la città. L’Adriatico s’incendia. Le rose dell’Adriatico. Dalle macerie una mano parla. Un cumulo di pietre. Sette piani di pietre. Una mano che sfiora e poi parla. L’indice: a. il medio e l’anulare: i-u. Ancora indice: t. Manca la o. Un cumulo di pietre. Sette piani di pietre. Una mano che parla: A, I-U, T. da cinquant’anni alla ricerca della o.
Estratto da: DÒDARO F. S., Reparto «P», in Pieghe Narrative, Lecce, Conte Editore, 2001.
Anni sessanta-settanta, gli anni di piombo. E della contro- cultura: chi pubblicava con editori era un reazionario. La poesia, manoscritta o ciclostilata, si veicolava o per posta, alla californiana, o per strada: nelle piazze, all’ingresso delle università, dei licei. A volte nelle aule, interrompendo la lezione. Volantinaggio poetico, incursioni semiologiche, per la sinistra; provocazioni, per la destra. Gli scontri erano frequenti. Con i fascisti. E con la polizia. Le mazze, le manganellate lasciavano segni. Al sangue. All’osso. I miei sono stati devastanti. Trent’anni di sofferenze. E di interrogativi. Chi sono? Passo lunghi periodi senza memoria, sen- za passato: senz’anima. Mi guardo allo specchio: a sinistra il cranio, lucido, con una lunga cicatrice, mal cucita; a destra, ciuffi di capelli, qua e là. Mi faccio schifo. Ma chi sei? “Un poeta che ha amato, che ama la poesia”, dice la psichiatra. Ed io ripeto: un poeta che ha amato, che ama la poesia. Nei momenti di lucidità penso che essere stato sempre in prima linea per affermare la priorità dell’afflato, che aver dato il mio cranio alla poesia sia stato bello, magico. Come dare a un bambino, sul prato, il vento, e una girandola. O una carezza. Come respirare il profumo del grano, quando è verde. Come vedere sulle Murge gli alberi in fiore. Come ricordare il tempo materno. Riascoltare i silenzi. E la voce. Il canto.
Estratto da: DÒDARO F. S., Joe Cooker, in Pieghe Narrative, Lecce, Conte Editore, 2001.
Ho bruciato il dizionario.
Duemila pagine
Ottantamila voci.
Una sola parola, tutto il resto una metafora

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