Consunta dal ferro dei vagoni
serbava l’odore delle ore
poi si apriva come braccia di ritorno
la valigia
srotolando chilometri
di mozziconi e tosse.
Le lacrime nascoste
in incarti di cioccolata
e nella pancia vuota
della mia prima bambola di gomma.
Suonava musica
la vecchia macchina da cucire
nelle mani maestre di mia madre
sul mio vestito della festa.
Ricordo appena
se il tutto fosse gioia o pena.
Non sapevo cosa fosse
la Svizzera o l’Italia o la dogana.
Sapevo di aspettare
una valigia piena.
(La valigia ) 20/04/2021 h. 23,45




