Maria Cezza
Reinnesta la speranza,
amico,
se la prima ha solo
concimato la terra.
Ritenta il verde.
Datti l’opportunità di un germoglio.
Luca Crastolla
nei vasi di basilico dove pianti le cicche
dei giorni in pigiama e sotto la zolla celeste
-rimasta, voglio credere, l’amanuense da Lesina
al capo opposto- i furti d’acqua e di sabbie
gli stabilimenti dell’estorsione balneare
o siderurgica. E a lato ti incurvi
ti incurvi, ti pieghi, ai mercati senza rione
all’azionariato degli acheni
al caporalato apolide, con i Santi Patroni
migrati alle stagnole estive e le sagre d’aria, i ceci fritti
d’Egitto, i fichi secchi turchi. Un fulvo discorso
cominciato un pomeriggio che sembrava vero
che accorciare le distanze non ci avrebbe poi reso
più irreperibili, già morti di sonno
Titti De Simeis
SCOPERTA
Dalle albe di latte e vento fermo alle notti senza luce e senza ombre. Assoluto, nei ricami ovattati di nuvole nevose, nei biancori rosati, nel fragore di tempeste, di borbottii lontani del vento che sparpaglia i boschi, scioglie i cardini, rimpolpa i nidi, scompiglia le strade a mulinelli, l’orizzonte tossisce acerbo e pungente. Oltre gli alberi, dietro un verde appena nato o il colore maturo di gemme fruttate, stropicciato di foglie e melata, nelle impronte di voli a stormi, nel blu, nell’arancio di un giorno invecchiato, nello specchio riflesso in un lago o nel taglio d’oro sul mare che sveglia il mondo. Lo guardi, il cielo. Nel suo immenso che non lascia fine.
Biagio Liberti
The salentinian nightmare
Al traverso della torre di mezzo
nelle torride estati
qui entra un’anima infinita
qui
dove tutto finisce
la ferrovia, la strada, la religione
e di semenza rimane terra rossa
un braccio di mare da quarantesimo parallelo
al vescovado
in un marasma di danze
di inizio millennio da terza pagina
della cultura popolare
e poi pale e pale
di altari e latrati, di mostri, mulini a vento
argento sparso alla tramontana
io gioco ai lati dell’ entroterra
con l’indicibile fobia del centro di un aquilone
sulle terrazze smunte.
Cesare Minutello
Quanto nerastro
banderuola a brandelli
beltà spolpata a morsi spinta
al deliquio dai saltimbanchi
che il cappio tendono al cranio
quanto nerastro e mi sei vicina
e d’alchimie hai negli occhi
un crocicchio che ingioia la gola
Pina Petracca
Da certe geografie
di spazi vuoti e morti
mi tornano
lo sfrigolio di calce viva
nei pozzi
e le pareti bianche
le trappole per topi
e il verderame e lo zolfo
e i semenzai d’aprile.
E la cantina piena.
E mio padre
e la sua schiena.
E mio padre
che non sapeva
(Calce viva)
-foto di Giusy De Santis-


