a cura di Tina Cesari
Il poeta magliese Salvatore Toma si recava sulle dune degli Alimini per avvistare le aquile che venivano dall’Albania le quali, a causa dei venti forti, sbandano e cambiano la propria rotta avvicinandosi alle nostre coste.
Il più grande poeta albanese vivente è Gezim Hajdari, divenuto il poeta della resistenza civile albanese; egli vive in Italia da diversi anni per essersi opposto al governo di Tirana, instauratosi dopo la caduta del comunismo e che ha introdotto una falsa democrazia.
Anche lui, in un certo senso, come Toma, usa i toni forti e dell’ironia provocatoria per denunciare una situazione culturale, sociale e politica corrotta, anche lui, in un qualche modo, è un poeta impegnato.
In una celebre poesia dal titolo, “Gesù, prendi la frusta”, il poeta paragona l’Albania incorrotta di ieri con quella di oggi e scrive:
C’era un paese oltre l’Adriatico,
si chiamava Arbèri
il valore degli uomini
non era nella ricchezza
ma nell’onestà.
C’era un paese oltre l’Adriatico,
si chiamava Arbèri
paese delle aquile
cantato nei secoli
da Virgilio, Catullo e Orazio.
Conviveva da millenni
Con i popoli vicini,
di tutte le etnie,
in tempo di guerra
in tempo di pace
nella gioia e nel dolore…
C’è un paese oltre l’Adriatico
Si chiama Albania
Governano insieme,
da ventisei anni
i democratici
e i boia della lotta di classe,
rubano insieme
distruggono insieme
si drogano insieme
stuprano insieme
uccidono insieme.
C’è un paese oltre l’Adriatico
Si chiama Albania
Paese castrato
Misero e dannato
Un paese sorto sui crimini
Coloro che alzano la voce
Vengono costretti all’esilio
Condannati al silenzio
Sepolti vivi.





