A cura di Tina Cesari
Conosciamo l’intenso rapporto che Bodini ebbe con la Spagna e i numerosi studi compiuti sulla letteratura spagnola.
Doveva essere molto apprezzata la sua Antologia dei poeti surrealisti spagnoli, pubblicata da Einaudi, con prefazione di Oreste Macrì se una copia compare in una foto sulla scrivania di Pier Paolo Pasolini.
Bodini si trovava sulla soglia dei cinquant’anni quando cominciò a tradurre l’opera grandiosa di Miguel de Cervantes intitolata “Don Chisciotte della Mancia”.
Tralasciando il discorso sulle competenze di traduzione di Bodini, interessante è comprendere quanto la figura dell’hidalgo Chisciotte fosse congeniale al suo animo e alla sua personalità.
Nella prefazione all’opera di traduzione quest’ultimo scrive: “Cos’ha da dire del Chisciotte chi per tre anni ha vissuto ininterrottamente sulle sue pagina, calato nella sua strana avventura fino a scordarsi di sé e a far materia della propria vita le buffe ansie, le collere, ma anche la delicatezza, la generosità, la speranza di elevazione?».
E sicuramente quella stretta convivenza col personaggio, anche lui cinquantenne, deve aver rafforzato nello studioso e poeta leccese la consapevolezza che la pazzia sia l’unica via di fuga per sfuggire a quell’ambiente culturale soffocante e chiuso per cui scriverà il famoso verso: “quando tornai a Sud io mi sentivo morire”.
Nell’incipit dell’opera, quando Don Chisciotte sembra aver cominciato a perdere la lucidità, i libri vengono bruciati dalla nipote e definiti “maledettissimi” e nel finale lui stesso, «dopo aver ricevuto i sacramenti e sconfessato con molte e efficaci ragioni i libri di cavalleria», lascia detto che la donna dovrà sposarsi con un uomo «che non sappia neanche cosa siano i libri cavallereschi».
I libri vengono menzionati in un componimento di Bodini: «Non chiamatemi falso/e non più gitano/Amici, con codesti cuori alla/ naftalina, maledetti pei vostri/ libri non letti».
Se, quindi, il cavaliere della Mancha sembra essere impazzito per i libri che ha letto, il poeta leccese rimprovera ai suoi stessi interlocutori il fatto di aver letto poco o affatto.
Infatti, in un’ altra poeisa egli stesso ribadisce il concetto: «Ahi, più saggi e più folli/vorrei avervi trovati, amici, e consci/di quelle bianche forbici/che l’ali ai giorni tarpano come a /pollastri fanno i loro svolazzi sempre più corti/perché cortamente svolazzino qua e là», dove la follia chisciottesca diventa il punto di forza per provare a smuovere quell’atavico immobilismo che lo porterà alla convinzione che «nelle pianure del Sud non passa un sogno».
Tuttavia, c’è un altro verso interessante di Bodini: «il mio sogno dolcemente conduco per mano», a dimostrazione che ci si può comunque allontanare dalla realtà proprio come il Cavaliere dalla trista Figura per cui “quello che v’è di prodigioso nel Don Chisciotte è la perpetua fusione dell’illusione e della realtà”, citando un giudizio di Flaubert.
E allora, scriverà Bodini, «vorrei essere un guerriero catafratto/allontanarmi a cavallo/nell’orizzonte;/due suore con la testa di gelsomino/si succhiavano i pollici/trafitti da una spina di rosa».
Il poeta i cavalieri li vede anche nelle campagne leccesi quando scrive che «un contadino catafratto spruzza/d’azzurro le sue viti» e nell incipit del “Sonetto del cavaliere” appare l’immagine del cavaliere che ha per tutta corazza un filo d’erba.
E gli amici che amano i libri lui li trova, come Antonio Verri, a cui regala un disegno che, a prima vista, sembra avere tutte le caratteristiche di un cavaliere errante.
Quando, prima di morire, don Chisciotte chiede a Sancho Panza di perdonarlo per averlo messo nelle condizioni di sembrare pazzo, il suo fedele gli risponde che «la pazzia più grande che può fare un uomo è quella di lasciarsi morire, così, di punto in bianco, senza che nessuno lo ammazzi, e che non lo faccia perire nessun’altra mano fuorché quella della malinconia. Cerchi di non essere pigro».
Ma se tornano la morte e il malumore, scrive Bodini, l’unico antidoto è il bianco foglio di carta, la bianca poesia.
Miguel de Cervantes, Don Chisciotte della Mancha, Torino, Einaudi, 1993 (ristampa in edizione integrale e nella versione di Vittorio Bodini)
Vittorio Bodini, Tutte le poesie (a cura di Oreste Macrì), Besa, Nardò, 2015.
Il disegno di Bodini è riprodotto nel volume di Antonio Verri, Il pane sotto la neve (a cura di M.Nocera), Kurumuny, Calimera, 2003.






