VITTORIO PAGANO – Racconto

In questo limbo d’addii ch’è la vita

mi riuscirà qualche volta di andare

come un vecchio deluso

a leggere le cabale

d’un mio sogno sconfitto

e venderle al passante per un obolo.

Saranno troppo svagati i rondoni

della mia primavera, perché possa

seguirli nelle trame

che ordiscono sui ponti verso il cielo

dall’inquieta bellezza delle gronde.

Ora il mio cuore studia una vendetta

in un’arte d’inganni semplicissimi

che come giunchi maceri lo avvolgono,

ma la mia casa è un’insegna sbiadita,

per sempre tormentata

dalla sua gloria lacera.

Oh sulle pèste dei fratelli muti

per forza vedrò nascere i tuoi fiori,

per forza i fiori tuoi dovrò raccogliere,

che sono il solo simbolo

dell’antica battaglia malinconica

tra noi e le fiabe placide

della nostra vecchiaia!

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