In questo limbo d’addii ch’è la vita
mi riuscirà qualche volta di andare
come un vecchio deluso
a leggere le cabale
d’un mio sogno sconfitto
e venderle al passante per un obolo.
Saranno troppo svagati i rondoni
della mia primavera, perché possa
seguirli nelle trame
che ordiscono sui ponti verso il cielo
dall’inquieta bellezza delle gronde.
Ora il mio cuore studia una vendetta
in un’arte d’inganni semplicissimi
che come giunchi maceri lo avvolgono,
ma la mia casa è un’insegna sbiadita,
per sempre tormentata
dalla sua gloria lacera.
Oh sulle pèste dei fratelli muti
per forza vedrò nascere i tuoi fiori,
per forza i fiori tuoi dovrò raccogliere,
che sono il solo simbolo
dell’antica battaglia malinconica
tra noi e le fiabe placide
della nostra vecchiaia!




