PASOLINI E IL SALENTO (a cura di Tina Cesari)

Il paesaggio del nostro territorio non ha ispirato solo i nostri poeti, ma le rocce della bella costa salentina hanno saputo parlare anche a chi veniva da lontano a visitare le nostre terre.
Uno di essi aveva risposto così, al loro richiamo:
«Santa Maria di Leuca si stende lungo il mare con una fila di villini liberty, lussuosi, rosei e bianchi, incrostati d’ornamenti, circondati da giardinetti; sembrano appena abbandonati. Anche il grandioso lungomare davanti, calcinante, sembra appena lasciato in disuso: e, lassù, la grande rotonda scrostata. Sono morto di caldo e di stanchezza: vorrei finalmente fare un bagno. Ma non ci sono camerini per spogliarsi: laggiù ce uno scoglio che buca il mare, sotto il faro del Capo.
«Andiamo laggiù?» chiedo.


Tutti contenti accettano, e il più giovane mi spiega: «Quello scoglio divide il mare Ionio dall’Adriatico!». Ciò mi diverte. Partiamo sotto la fiamma del sole, e piano piano, come degli equilibristi, sulla gobba squamosa, rotta, aguzza dello scoglio, arriviamo sulla punta. Ma siamo altissimi sul mare: a destra lo Ionio, tremendo, nemico, preumano, a sinistra il caro, dolce, domestico Adriatico. Scopro una specie di abisso, che fende lo scoglio fino alla schiuma del mare…».
A scrivere queste parole è Pier Paolo Pasolini che nel mese di luglio del 1959 ha immortalato l’ultimo scorcio di scogli del nostro Salento e in quell’occasione egli si era spinto fino a Gallipoli e poi a Santa Maria di Leuca, rimanendo estasiato dalla vista dello stupendo paesaggio di roccia e di ulivi.


Gli era stato chiesto un reportage d’autore in cui avrebbe dovuto fotografare il paese da Nord a Sud e ritorno, per immortalare le nuove abitudini del popolo italiano ai tempi del boom economico.Durante questo viaggio, con una 1100, risalendo da Reggio Calabria e arrivato a Taranto, era arrivato fino a Leuca per poi risalire a Bari. Le suggestioni scaturite da questo lungo viaggio sarebbero confluite dapprima in una rivista e poi pubblicate in un libro album, intitolato “ La lunga strada di sabbia”.


Ci ritornerà, Pasolini, nel Salento, in occasione di un viaggio nella Grecìa salentina per studiare le radici antiche del griko attraverso il canto delle prefiche salentine. Era il 21 ottobre 1975.
Appena dieci giorni dopo l’intellettuale sarebbe stato assassinato. Brutalmente.
A noi resta solo di pensare che quel primo viaggio nella nostra terra gli abbia lasciato il suggestivo ricordo dei nostri bellissimi scogli e coste rocciose e che la vista di quell’abisso che lui aveva scorto, sotto i suoi piedi, spingendosi fino all’estrema lingua del capo di Leuca, gli sia apparsa dolce.
Allo stesso modo ci auguriamo che il canto delle rèpute di Calimera, da lì a sedici anni più tardi, avrebbe accompagnato il suo passaggio dalla vita ad un’altra.


Da “Il viaggio jonico” Kurumuny, Calimera, 2017, tratto da: “La lunga strada di sabbia. Resoconto originale del viaggio in Italia di Pasolini”, ed. Contrasto, Roma, 2005.

Leave a Reply