(a cura di Tina Cesari)
Quando un giorno Aldo Corina mi ha riferito che possedeva una poesia inedita inviatagli da Mary de Rachewiltz, figlia del poeta Ezra Pound, prima di rispondergli, ho avvertito un senso di sorpresa; poi, con naturalezza, mi ha richiamata per dirmi che la poetessa, oggi novantacinquenne, il giorno prima gli aveva inviato “due righe” per email.Con la stessa semplicità, un po’ di tempo fa mi aveva inviato una poesia di Alda Merini dettatagli per telefono dalla poetessa e fatto vedere un foglietto dattiloscritto di una poesia inedita scritta e mandata da Mario Luzi, da condividere con i nostri lettori.Aldo Corina rappresenta, per l’ Osservatorio, l’anello di congiunzione di una catena che si distende idealmente dal nostro Salento, periferico, ma culturalmente vivace e fecondo, e il resto dell’Italia, ma anche dell’Europa, e fuori.Abbiamo, dunque, l’opportunità di pubblicare materiale inedito della figlia di Pound, ovvero una sua poesia autografa intitolata “La Madre”(a cui si allega anche la trascrizione al computer) i due versi citati in precedenza, ovvero una poesia gnomica con evidente riferimento al poeta Cavalcanti, autore amato e studiato dal padre, e la sintesi breve di un volumetto scritto in inglese, in possesso dello stesso Corina, scritto da Mary in occasione del suo ottantesimo compleanno, uno dei trecento esemplari numerati, donato dalla poetessa ad amici e conoscenti; tale volumetto, la copia n.93, è corredato da una fotografia che la ritrae ancora bambina in compagnia del padre.Della propria frequentazione con Mary de Rachewiltz riferisce lo stesso Corina nel breve video che qui si allega al materiale menzionato, mentre riporterò poche righe riguardo al volumetto da me tradotto ed esaminato.Il titolo è “Centoventi e ottant’anni”, con allusione agli ottanta della figlia e ai centoventi che avrebbe compiuto il poeta nel 2005 e all’interno del volumetto la donna racconta con evidente trasporto l’arrivo di Pound nel duecentesco Castel Fontana, in Tirolo, dove il poeta visse con la figlia e il genero fino alla morte a partire dal 1958, dopo essere definitivamente rientrato dagli Stati Uniti e dove scrisse gli ultimi sei “Cantos”.«In ultimo conta solo la qualità dell’affetto che ha luogo nella mente dove sta memoria», questo scrive Mary nella prefazione, citando il monito del padre e anche un verso tratto dal componimento numero XXVIII dei suoi “Cantos”, la cui traduzione in italiano e pubblicazione integrale era avvenuta proprio per mano della figlia nel 1985; questo verso è scritto a metà in dialetto romagnolo e in inglese «Aso iqua me, it’s me».La poetessa scrive che gli ottant’anni per lei non sono un punto di arrivo, una sorta di ritiro dal mondo, al contrario, vuole parlare del vortice, del tumulto che precede la stasi, se stasi ci dovrà essere con la morte. E prosegue riferendo che i suoi ricordi del padre sono armoniosamente miscelati in varie immagini e il lettore dovrà accettarli “come riverberi che provengono dai pezzi rotti di uno specchio”.Lei parla di una stanza nella torre dai cui merli si potevano intravedere cinque castelli e altrettanti orologi che sovrastavano le strade e l’Adige e dentro la casa egli aveva trovato uno spazio nel muro per i suoi disegni.Racconta che i giovani tirolesi avevano organizzato una festa per l’arrivo di Pound con una processione di uomini con le torce accompagnati dalla banda del villaggio; il suo arrivo era coinciso con il compleanno della figlia e c’era stata una festa in costumi tradizionali.“Egli aveva preso molto bene la cosa, dissipando subito le tracce di stupore tra gli ospiti, sciogliendo le formalità e aprendo le danze prima del tempo; un’energia vulcanica aveva pervaso la casa dal momento in cui vi era entrato ed egli sentiva il bisogno di assorbire qualunque cosa fosse successa dalla fine della guerra, quando lui era stato allontanato dall’Italia”.E voleva spendere giornate a parlare ma soprattutto ad ascoltare e finalmente poteva assaporare il cibo buono, sano e abbondante dopo tredici anni di sofferenze che aveva sopportato quando era stato internato nell’ospedale psichiatrico federale di Washington.Siccome era uno studioso del poeta Robert Burns amava l’haggis, un preparato gastronomico considerato un simbolo della tradizione scozzese che si abbina al Johnny Walker Black Label che non era reperibile in città ed era stato fatto portare da Roma, a differenza dell’haggis che egli si era fatto inviare da un amico scozzese.Ma ecco che, alla fine del volumetto, nella memoria di Mary affiora un ricordo datato 1966, l’anno degli ottanta anni di Pound:“Egli questa sera legge Burns da un minuscolo volume dalla stampa quasi illeggibile”.Nella stessa prefazione a queste pagine di cui si è fornito solo qualche stralcio di lettura, la poetessa, infatti, aveva scritto: «poiché sono la figlia del poeta dei Cantos, voglio ripetere il mio omaggio ai suoi ottant’anni, in occasione dei miei ottanta».0:03 / 3:41

12Egidio Marullo e altri 11



