PATRIZIA FRANCIOSO: Il cerchio Il sipario Lo specchio, prefazione di Marcello Buttazzo, LuoghInteriori, Città di Castello, 2021

-ne parla la stessa autrice, Patrizia Francioso:
Nel mio percorso umano e conoscitivo, la poesia rappresenta il cammino di chi guarda alla parola per non essere mai solo – una connessione con gli uomini e con la natura, il contatto intimo attraverso il quale ci si spoglia delle reticenze e si diventa parte del tutto. La poesia ha il potere di decongestionare gli eventi, smussare le asperità e riconsegnarci la realtà in tutta la sua fragilità.
Amo la poesia evocativa, in grado di creare suggestioni, una tensione che il lettore percepisce dalle sensazioni che vengono dalle immagini, spingendosi verso un altrove sconosciuto. Le mie poesie nascono con questo intento, i versi cercano di smuovere il conscio e il meno conscio con disegni appena abbozzati, fotogrammi sconnessi, forme e colori che si impongono oltre il significato logico. Il lettore, abbandonando ogni preconcetto, deve lasciarsi contaminare e diventare egli stesso parte e oggetto di un quadro, di un’implicita armonia. Scrivere una poesia è infatti per me come dipingere senza pennelli, o scattare foto senza la macchina fotografica: lo sgretolarsi del mezzo mi connette alle parole, l’emozione diventa pensiero e l’interiorità diviene esteriorità scritta, con una lingua simbolica.
Il cerchio Il sipario Lo specchio – un gioco di luci e ombre, di contrasti vitali, dove ognuno si sente coinvolto secondo una personale inclinazione, traendone la sua interpretazione. Il cerchio può identificarsi con la perfezione, la delimitata porzione di piano che è perfetta perché finita, o un evento che si conclude, ma anche una perfezione che esiste in quanto costantemente perseguibile, in un circolo infinito. Così il sipario, che rappresenta l’inizio dello spettacolo oppure può rappresentarne la fine; ma dopo un sipario che si chiude anche la vita, probabilmente, concederà il bis. Infine lo specchio, inteso non semplicemente come l’oggetto che riflette, ma come “tutto ciò che ha in sé il potere di riflettere”. Ha senso nel momento in cui si accettata la sfida di guardarsi e soffermarsi, ritrovandosi nell’immagine opposta, nell’intima verità di ciò che appare in superficie. Questa raccolta vuole essere una successione di oggetti, di cambi di scena, di fratture e ricomposizioni in un continuo divenire che porti a uscire da sé per far ritrovare sé.
IL CERCHIO IL SIPARIO LO SPECCHIO
Ho incontrato una donna in sella a una moto.
Era… vestita di sole! I suoi occhi svettavano
sulla visiera del casco, e il cuore
sventolava, come foulard.
Ho incontrato una donna
sulla riva del fiume. Mi fissava
– e mi scartava – poi fissava altro
– e scartava ancora. Processione del nulla.
Un bozzolo vuoto il suo corpo.
Ho incontrato una donna
in fondo all’abisso. Fluttuava
e pareva morta. Brandelli di maschere
ne coprivano il viso. Grumi di sorrisi
schernivano i pesci. Le porgo lo specchio.


I(M)PERFEZIONI
La verità ha la forma dell’acqua,
mutevole asseconda il fluire delle [intenzioni.
Si insinua nelle pieghe dell’abbraccio
centellinando le parole
oppure,
sferzando e fendendo anteriori certezze,
impetuosa, sovrasta la ragione.
Si placa. Sublima.
Un’impalpabile brina fa brillare il presente.
Non d’assoluto abbiamo bisogno
ma d’imperfezioni.
Né l’oracolo può svelare
la bellezza del divenire.
Guardo la pioggia scrosciare. Impazzare.
Quale la forma dell’amore?


CAMBI DI STAGIONE
Siamo nella stagione del cambio negli armadi.
Ante si aprono – cassetti si svuotano – grucce si spostano
– maglioni si assemblano – coperte s’archiviano.
Nella stagione dei letti che si disfano, e si rifanno.
Alcuni, intatti restano, bloccati sul solco
di ninne nanne lontane, di giochi
e porte che sbattono, di voci
e canzoni che squarciano. Rimboccando
di tanto in tanto gli orli, per necessità d’appiglio
– che intorno le speranze tacciono, evirate dal tempo.
Altri s’avvicendano, negli istituti di cura, [nelle cure
e nei panni – che non si lavano più [in famiglia.
Nenie, come preghiere, si diffondono
nel tiepido flusso del sangue e mescolano,
implorando, la madre terrena e la Madre Santa,
distanti, e in cielo entrambe.
Letti interscambiabili, catalogando
per colori e odori, sconfitte e soffitte
– mentre scioriniamo anniversari. Spaiati,
privi del supporto dei ganci,
assuefatti alla veglia dei rimandi e plagiati
da comode teorie che “nulla tange”.
Sudati e ansimanti, per poi rientrare nei ranghi.
Rialzandosi e piegandosi con fare meccanico
– che della meccanica vorremmo l’estraneità.
Si logora il pathos. S’accumulano gli scarti.
NOTA: Patrizia Francioso è nata a Racale, in provincia di Lecce. Sposata, ha due figli. Appassionata di lettura e scrittura, con i suoi versi ha ottenuto diversi riconoscimenti in numerosi premi letterari. Nel 2019, con le sue poesie, è stata la voce narrante di “Ri-Arte 2.0 – Incrocio di Arte e Artisti vari” – Casarano (Le). Ha pubblicato un’altra raccolta di poesie – Funambola io – SwanBook Edizioni (2021). Si è classificata al primo posto con la raccolta Il cerchio Il sipario Lo specchio all’edizione 2020 del Premio Letterario “Città di Castello”, pubblicando la sua opera con LuoghInteriori a marzo di quest’anno.

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