“C’è il Sud nei ricordi di Alfonso Gatto. Un Sud che continua a bruciare nella memoria collettiva di poeti e scrittori che, portandoselo negli occhi, hanno fatto sì che fosse immortale. Ancora una volta ci scontriamo con la forza lacerante e persuasiva della memoria.[…]
Questa volta, non sapremo dire mai se il poeta di Salerno abbia conservato fino agli ultimi residui del suo tempo l’immagine distesa di quei pomeriggi trascorsi nella controra di Lucugnano. Passandoci oggi per caso, ci sembra ancora di sentire forte l’eco delle chiacchiere a palazzo Comi. Un paese; primo embrione di socialità in grado di riportare l’anima di colui che lo viva ad una dimensione temporale di effimero ma dolce conforto.
Ancora non avremo mai la certezza se le mura colorate di Salerno, casa e culla di Alfonso Gatto come al tempo stesso dei suoi versi, vivano dentro di sé il ricordo di un Sud ancor più profondo: il Salento. A questo punto sarebbe di dovere sollevare una riflessione su quello che sia stato il ruolo e l’influenza del Mezzogiorno nell’attività poetica del secolo scorso. Nel clima crepuscolare di una lirica che si apre verso le corrispondenze più intime dell’esistenza umana, il Sud supera la prerogativa unica d’esser mera condizione sociale e diviene poco alla volta modus vivendi; canto materno ad accompagnare il lettore nella luce del meriggio.[…].
Prima di partire, Alfonso Gatto ci regalerà pochi versi dal lirismo innato selezionati da un’intera dedica all’amico e barone di Lucugnano: Girolamo Comi: “Così, sul paesaggio / di questa terra, la luce – per troppa luce – / non è più luce, ma la reliquia di / un evento, la rovina di un ordine. / Questa è la casa della tua poesia, caro / Girolamo Comi: e io so di che timbro, / di che squillo, è lo specchio della tua parola. Il tuo Alfonso Gatto. Lucugnano 28 maggio 1962”.
Si canta il Salento. Luogo di casa, porto in cui anche le ombre si fanno riconoscere, giaciglio dove riposare sereni dopo una cena nella sera che profuma ed esplode d’estate. È tutto racchiuso qui, nel dolore straziante che vive e muore all’interno della separazione dalla propria terra madre e la necessità convulsa di trovare un luogo che, sempre ed ogni volta in maniera differente, possa farci sentire a casa”.
Articolo di Fanny Bortone
Da quotidianodipuglia.it, 17 maggio 2021





