Esperienze con poeti dialettali meridionali – Aldo Bello

Dice Gatti: «Scrivere usando il «mio» dialetto è per me una necessità nata da sé insieme col mio sentire la realtà e con il dover manifestare tale sentimento. Gli elementi che mi ispirano nel contesto creativo della poesia si riducono ad uno, essenziale: la vita, non distrutta dalla violenza o dall’angoscia dell’uomo».

E dice Nicola G. De Donno: «La poesia in dialetto non differisce da quella in lingua nell’essenza, in quanto entrambe sono poesia. Lo specifico linguistico, tuttavia, resta diverso nelle due, e contribuisce a determinare caratteri letterari differenti nelle opere in dialetto e in quelle in lingua. Ma anche da lingua a lingua il fenomeno si ripropone. Insomma, quel che mi pare di dover dire è che il dialetto non è una specie di sotto-lingua, lingua inferiore o incompleta o in parte impotente, alla quale sia accessibile solo una sotto-poesia. Un pregiudizio di questo genere, purtroppo, opera spesso negli stessi poetanti in dialetto, come una specie di complesso inibitorio.

Molto probabilmente ha radici sociolinguistiche. Credo sia il principale responsabile di un certo caratteristico autoemarginarsi delle poesie dialettali nel bozzettismo, nelle buffonerie, nel folcloristico, eccetera».

Gli ho chiesto: « E oggi? ».

«Il ritorno al dialetto – ha risposto – diventa un’arma, non contro il progresso, la tecnologia e la loro lingua; ma contro il livellamento, lo sradicamento, la disumanizzazione. Il dialetto, però, se non si vuole che la sua battaglia sia perdente in partenza, deve acquistare, o affinare, o potenziare la sua dignità letteraria, ponendosi come lingua di una cultura che conserva i vecchi contenuti positivi, e accoglie, insieme, e li dialettizza, quelli nuovi che siano anch’essi positivi: voglio dire, a misura di dignità umana universale».

E in questo senso ci sembra molto vero quanto ha scritto Antonio Pagliaro, secondo il quale il dialetto è quel tipo di comunicazione linguistica che si instaura con estrema naturalezza e spontaneità in seno a una comunità, definita o definibile per caratteristiche storiche e geografiche. E vero, cioè, che il dialetto è «la lingua nella quale la comunità si riconosce, e riconosce le cose, in modo sensitivo, affettivo, immediato».

da ”Esperienze con poeti dialettali meridionali”, articolo di Aldo Bello comparso sulla rivista “Contributi”, Anno III, n.2, giugno 1984, pag. 34.

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