VITTORIO PAGANO – L’AUTOMA

Il mulinello delle spighe, il sordo

plotone dei caprai, l’arengo folle

delle gazze, i comignoli, le collere

di mia madre, il possente disaccordo

della roccia e del cielo… – io mi ricordo

di questo mondo d’egloga, che volle

donarmi anche i pericoli e le zolle

dei morti con il loro ansito ingordo…

Ma non ne traggo sogni, non ne serbo

musiche: lo devasto, scolorando

la sua rossa proposta di dolore

– e mi fingo così, muto, superbo,

automa solo fra gli automi, quando

la mia vita si complica d’amore.

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