Scappo dai templi dove stimano gli accenti
dai vangeli secondo “sic et simpliciter”,
dell’antico canto del passero m’invago
e dell’ondare lento d’un campo di grano.
Assaporo i silenzi assopiti dei trulli
dall’alto di specchie sospese nel tempo,
mi protendo dubbiosa e cercante
sul lieve tremore lunare del pozzo.
E taccio nel nugale di lucidi specchi
ignari dell’afrore vecchio di radici.
Sono fertile terra di zolle strinate
pietra testimone di meraviglie.
Non sarò mai canone di forma
sono la coccinella sul prato.
(Poesia inedita)




