Cartolina dal Salento- Cristina Carlà

Me ne vado persa

tra le strade d’amare

su cui si scrivono

saluti blu.

Me ne vado tra archi illuminati

di notte, bianchi

visi di santi erosi

da un vento che viene da Sud.

Pietre immense smussate: teatri

di favole antiche e sabbia,

sabbia fine, conchiglie e foglie di palma

sotto cui prendere il sole; beata

me che posso cantare

nel fuoco di gennaio,

sul ritmo di una taranta

battuta su tamburi sempre più grandi.

Me ne vado tra le falesie

a picco sul mare, piante

di piedi tra piante di capperi

selvaggi, scorci di Eden brillante.

Beata me

che me ne posso andare

e non me ne vado

perché la mia terra, la mia terra

vera è una culla in cui la morte si insinua

nei fiumi sotterranei e

diventa moderna tra le veline

gialle delle edicole

che annunciano i numeri del progresso.

La mia terra vera

è un conato degno di contemplazione,

è un rigurgito venale

a tradimento, la mia terra è un singhiozzo

che non passa, non passa mai

mai, nemmeno col latte più dolce

perché la mia terra è stata venduta,

è una madre avvelenata

giorno dopo giorno dopo giorno

da figli che penzolano

a brandelli dai pannelli

grigi di metallo

su cui si incollano uno sopra l’altro

i manifesti dei programmi elettorali.

Questa è la mia terra,

svilita, imbellettata per la festa

e poi mandata a battere

sui marciapiedi della legge.

Beata me

che me ne posso andare

e non me ne vado.

San Foca, Marina di Melendugno

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