Una cosa è certa, che la poesia di Mimì è un contributo d’amore per chi nelle ore di solitudine affida il suo spirito a un canto segreto. Abbraccia il grido dell’uomo libero nel desiderio di trovarsi nei confini del cielo. «E così ci è consentita, per questa via dello spirito, la delicata speranza di capire la molteplicità di coscienza degli individui, e dei relativi valori e interessi, che nel nostro intento troviamo già accomunati da quell’invisibile forza che lega l’universale frazionato nelle figure delle cose». Così anni fa disse di me un famoso editore, G.F. Gabrieli, significando il mio pensiero volto a rendere sublime ciò che nella vita è solo purezza. Ebbene, posso dire che i versi di Mimì anelano – come lei dice – a «spazi leggiadri e visibili». Sì, la sua «fonte emozionale/ vorrebbe conoscere/ il percorso dei viventi». «Un tempo – io dicevo – passeggiavo sulle vele/ carezzavo fiori tormentati».
E s’affaccia Mimì nei suoi pensieri che poggiano lo sguardo «sul selciato rovente» e lei impietrita «rimane» alla vista di «brandelli insanguinati» che scorge tra «volti smunti privi di vita». «Sono stati sbranati – dice – dai colpi dell’egoismo», «da anime pietrificate/ senza rimorso». E si tratta di «figli di madri straziate».
«Una corolla» ha «lo stelo consumato», è «priva di colore» perché «macchiata torturata», dicevo io nel lontano 1972. Quella stessa corolla oggi «mi strazia la carne/ mi tinge gli occhi di sangue/ mi rovina l’anima» «e mi volto nel buio». Miravo allora «le fresche fontane» eppur cresceva «il lamento/ sulle sponde frantumate». Allora era così per me e oggi nulla è cambiato, i versi di Mimì mi inducono a meditazione profonda. Come dovrei sentirmi in questi giorni ov’è solo tenebra da mirare e osservare?
C’è l’urlo delle madri, dice Mimì, in un mondo in cui «i vetusti valori» «vengono scompaginati/ nell’aria rossastra» intrisa di «sangue patriottico».
Amore e odio si scontrano in un’atmosfera di variegati amplessi ove «la mano di Caino/ è sempre pronta a violentare». Sì, è così in ogni campo, Mimì, quando la bestia prende il posto dell’umano, quando la razionalità viene calpestata per far posto all’orribile voglia di annullare – come tu dici – «la Stella del firmamento». Ahimè, come siamo caduti in basso! «O genti, non deturpate chi dà al mondo/ virgulti da amare e condividere» e ti riferisci al ruolo che ha la donna in questa vita. Brava Mimì!
E «quale più preziosa cosa può essere che il giovane altrui? O pure che si può qua giù fare, che ad uomo più si convenga, che essere a molti uomini di lor bene cagione?». Parole, queste, che mi toccano il cuore e vengono dal Bembo per giovare agli altri, per aiutare gli altri a vivere in amore, come vuoi tu Mimì, magari in un luogo in cui mirabilmente amore a mostrar s’appresta le sue ineffabili fattezze: «Era questo giardino vago molto e di meravigliosa bellezza». E siamo ancora nella poetica del nostro amato Bembo il cui amore per amor s’allieta. Sì, perché «la vita – come dici – è un cespuglio illuminato,/ ci prende per mano/ lungo la profondità dell’esistenza», «ci sprona a cantare negli spazi» «l’amore ondoso» «della musica cosmica» «per postare una goccia/ di felicità alle porte/ di un’alba» radiosa.
Hai dedicato questi versi a Maria Grazia Toscano. Lei purtroppo non c’è più – è appena andata via – ma rimane di lei l’amore, il tuo amore per lei e per noi, l’«azzurro» – come tu dici – «nello spazio ignoto».
Amore allora può avere la meglio sull’odio?
Sì, sicuramente avrà la meglio, sconfiggerà presto l’odio miserando, lo chiamo così – meriterebbe più grosse parole – per non turbare le menti di chi con lui purtroppo ha a che fare, continuamente ha a che fare. Dico questo perché qualcuno non ha saputo cogliere il messaggio che è nei Demoni di Dostoevskij. In quelle righe si legge che bellezza è legata a sapienza. E allora?
«Il mio esistere avverte/ i tuoi lamenti», dice Mimì, o «cuore tormentato», il mio spirito «avverte» «i tuoi ampi respiri». E piange «il mio cuore» «convinto del tuo ascolto, piange perché «le lacrime purificano/ la mia amarezza,/ la cocente solitudine».
Ma tu dove vai?, «dove vai emozione», tu «perla infocata d’amore»? «Metti fine al malvagio livore,/ che semina violenza e paura/ negli spazi dell’innocente altura». «Fermati cuore in fuga!/ raccogli la mimosa», «dona al mondo un sorriso!». Tu sai che «spesso l’uomo sotterra l’umanità/ nella coltre egoistica/ raccogliendo i sassi/ del livore e della impossibilità» e «il cielo si squarcia/ e le tenebre sovrastano/ la luminosità del creato». Perciò «il Verbo è sceso/ per tutti i figli di Eva» e come tu dici «ha trovato/ la corazza sui divani/ dove si festeggia l’arrivo del divino/ tra fumi, ipocrisia,/ musiche e clamore». Ma una soluzione ci sarebbe per vincere sul male: la preghiera è l’arma più efficace.
LA COLTRE
La coltre insegue gli animi
nei lager della morte,
il senso della vita
si è pietrificato
tra i patimenti
e le rotaie stridenti
Gli esseri svuotati
da ogni dignità
sono inermi di fronte
alla cattiveria senza eguali.
Tutto è diventato nullità
sulla gelida neve,
rossastra e melmosa
dall’essenza delle vite spente.
I sentimenti sono stipati
nella profondità dei solchi malefici,
nei ritrovi fetidi
e nei vagoni lustrati a morte.
La terra piange i suoi figli
con il cuore squarciato
sbranati da lupi
che latrano senza anima.
LACRIME
Il cielo guarda
le città infuocate.
Le lacrime dei cuori
bagnano il suolo
degli aftetti.
Stridono le ansie
delle menti impegnate
con il grilletto in mano
Sono figli di madri straziate,
fratelli di intesa ucraina.
I vetusti valori
e i comuni intenti
ora vengono scompaginati
nell’area rossastra,
impregnata
da sangue patriottico
e fuoco nemico.



