Patrizia Francioso: Il cerchio Il sipario Lo specchio

  • di Luigina Parisi –

Una Patrizia intima e privata quella che viene fuori da questa bella raccolta di poesie, dal titolo Il cerchio Il sipario Lo specchio, edita da LuoghInteriori, con la prefazione di Marcello Buttazzo.
Ho cercato inizialmente di leggere, cercando di ignorare il fatto che io e Patrizia Francioso siamo amiche da un bel po’ di anni. Ma subito ho capito che da parte mia non c’era bisogno di questo lavoro, perché lei si rivela nuova, attraverso versi che scavano dentro un sé, quotidianamente recluso, per timidezza, per pudore o per un senso immenso di riservatezza.
Dunque, se non una sorpresa, perché qualcosa di suo già avevo letto, questa raccolta mi ha confermato la prima impressione che le sue poesie mi hanno dato.
Ho avuto conferma della sua grande sensibilità di donna, coniugata con la ricerca della parola giusta per esprimere sentimenti forti che solo la poesia sa rivelare senza dire nulla del vissuto. La sua poesia non racconta, ma fa sentire.
È fatta di immagini, di istantanee cristallizzate nel tempo, nelle parole scelte a segnare il percorso di un sentire tanto profondo quanto riservato, ma con una volontà prepotente di venir alla luce. È la sua parte più vera che chiede strada e si fa arte.
“Affiora alle labbra il dolore / Coagula in rimpianto / Blu cobalto rosso carminio / gronda sui seni”.
Come non vedere in questi versi un dipinto?
Come non restare bloccati su questa immagine che viene fuori prepotente da poche centellinate parole?
“Il cerchio Il sipario Lo specchio” – Anche nel titolo della raccolta suggestioni, che ritrovo nella poesia omonima:
“Ho incontrato una donna” è il verso comune alle tre strofe di cui è costituita la poesia; una donna su una moto vestita di sole. Una donna il cui corpo è un bozzolo vuoto. Una donna che fluttua coperta di maschere e grumi di sorrisi.
Forse è nello specchio che riconoscerà se stessa diversa da come appare, da come la vita, che è palcoscenico, la rappresenta, da come le convenzioni sociali impongono.
Il palcoscenico ritorna nella poesia Finzioni e con esso l’orrido sogno di storie bugiarde: la paura che attanaglia di notte, sedata da una realtà, vicina, fisica, che è una stretta di mano.
Riflessioni profonde mi hanno costretta a soffermarmi tanto sui alcuni versi – “ La verità ha la forma dell’acqua, / mutevole asseconda il fluire delle intenzioni.”
E sulle domande che rimbombano nella testa “Continui a parlarmi d’amore, perché?”
“Il dolore- l’amore/ chiederne il perché/ non pregiudica la fine.”
E la finzione è ancora presente nei suoi versi come vacue bolle di sapone e saltimbanchi.
Il suo profondo bisogno di autenticità non richiede perfezioni, ma si dipana appieno nella costante ricerca della luce dopo la notte, disattesa da un angelo, che anziché vegliare, dorme.
Questa ricerca sfocia a volte nel bisogno di accettare i limiti, confinarsi in essi con una sorta di cupa rassegnazione.
Ma l’amore, seppure accennato, può essere un telefono muto o una bimba che veglia sul castello di sabbia mentre “ritaglia spicchi di cieli /colleziona, del mare, le stelle” ed è esso che ridà fiducia.
E poi la speranza – “Tornerò a inseguire le viole,/spogliando il gesto / dell’inutilità del privilegio.”
La poesia di Patrizia va assorbita piano, godendo degli accostamenti a volte audaci di parole; solo gradualmente ci lascerà entrare nel vero sentimento che l’ha scatenata e restarne intrappolati, o quantomeno contaminati, dalle bellissime suggestioni che è in grado di evocare.


“Vorrei cancellare metà del cielo
Quella che mi appartiene
Che hanno imbrattato
e ora
fatico
a restare appesa quassù.”


“Portami nei campi
Cercami nell’ombra del sasso
che era della lucertola
Mordi il frutto maturo dell’assenza
Che il piacere si sugge dalla bocca
arsa dal vento.”
-Il cerchio Il sipario Lo specchio, LuoghInteriori, Città di Castello, 2021-

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