- di Rosariarita Pasca –
Mi chiedo a volte cosa sia quella forza sconosciuta che
spinge gli scrittori ad affidare alla carta quel mondo nascosto e coinvolgente di pensieri ed emozioni che chiamiamo ‘ amore ’ , chiamando per nome tutte le euforie e le zone d’ombra di una indiscutibile selva emotiva ed
esistenziale qual è quella che vivono gli adolescenti nel periodo dei primi amori. Come un musicista che include nello spartito di una sua composizione tutti i nodi vitali e splendenti, come i tagli, le lacrime dolorose e sanguinanti, le speranze taciute, amate, e le delusioni che penetrano l’anima come bisturi affilato.
Allora l’amore, la gelosia, il desiderio, le promesse, il sogno, le paure, diventano un amalgama complesso ed accattivante, come il racconto di un viaggio in terre sconosciute, come aprire il sipario su uno strano universo in cui la destinazione è incognita, variabile, ed insieme molto duttile, attraente per il lettore. Lo stesso autore dice : ‘ Questo è l’unico
viaggio in cui sei a conoscenza del tuo punto di partenza e non di quello d’arrivo. Perché ogni luogo che incontrerai, ogni parola che leggerai, ogni situazione che affronterai ti insegnerà qualcosa di diverso. In questo viaggio conoscerai il vero amore, la vera essenza delle stelle e l’infinita profondità del mare, la vera luminosità della luna e il grigiore del sole. Questo è l’unico viaggio in cui il biglietto non costa
nulla.’ Però l’autore, questo adolescente, sa bene che l’amore e solo l’amore ‘ ha la capacità di cambiare volto e colore in un piccolo istante, di rimbalzare dall’inferno al paradiso in un secondo, capace di cambiare come cambia il vento, capace di stupire chiunque partecipi al suo gioco e chi invece funge solo da spettatore.’
Non vuole però, il nostro Matteo, illudersi, sognare troppo, vedere ovunque l’amore, dietro ogni sguardo e dietro ogni gentilezza. Rifiuta il pericolo che diventi una droga, che l’amore gli entri dentro e non esca più, portandosi appresso dolore, un dolore che cambia dentro. Però sa che in questo itinerario ogni tappa lo indirizzerà verso tutti quei posti in cui ha desiderato andare e dove mai nessuno lo ha voluto portare. Ecco allora il fascino che supera ogni razionale dubbio. E’ la continua voglia di lottare, è accettare di essere all’inizio di un’avventura che alla fine lo condurrà a cambiare qualcosa nella sua vita.
Queste pagine scorrono come un’onda in piena, raccontano, tacciono, si aggrappano con tenacia alla forza della parola poetica, come un naufrago si lega alla sua unica ancora di salvezza. C’è in queste righe un’autentica fedeltà verso la Poesia, velata e taciuta in alcune parti come per non promettere troppo, per non ingannare il lettore.
Ma prevale l’incanto, il lirismo di certe immagini, un coraggioso aprirsi, affrontare l’incognita della vita, curva sotto la necessità del proprio bisogno affettivo, ma cauta nella sua matura e prudente calma. ‘ Non spegnermi ’: c’è come il desiderio di esprimersi, di coinvolgere. Matteo si lascia andare, comunica la sua innata natura sentimentale, la voglia di vivere nel suo profondo qualcosa di grande. E rivela un incipit di grande impatto poetico : ‘ T’era caduto un fiore dai capelli, lo raccolsi io.’ Allora emerge chiaramente la ricerca, a volte inconscia, del conforto della tenerezza e della bellezza, pur nel suo lucido e razionale tenersi in una zona sicura, al riparo dalle incognite possibili. Affiora tra le righe l’emozione di un
grande amore vissuto come un sogno, intrecciato ad una realtà fatta di consapevole verità, del riconoscersi povero e solo di fronte alla propria solitudine.
C’è un nume onnipresente nelle pagine di questo diario. Sembra che Matteo, pur nella sua giovane età, stia rincorrendo un suo intimo e celato paesaggio interiore, nel senso che qui emerge anche quel bisogno di catarsi, che si effettua attraverso una scrittura ininterrotta. Quel bisogno è legato a un desiderio di pienezza, come se l’autore cercasse una continua possibilità di rifioritura e rigenerazione. Alcuni versi lasciano stupiti per il loro trascendente sapore: ‘ L’idea che ho di te / è uno scarabocchio infinito/ perchè quello sembra il mio cuore ogni qualvolta / ti guardo.’ E così si assiste al ritorno di un fondamentale archetipo, che insieme custodisce e svela il fluttuare delle emozioni e la costante fedeltà al proprio io interiore : ‘ Ma io t’avevo detto / che il mare non mi sarebbe più bastato, / che il vento non lo sentivo / più scorrere tra i miei capelli / e avevo bisogno di una scossa fra le costole / per smuovere quel turbinìo di emozioni / che ormai non avvertivo più.’ L’amore riempie
ogni solitudine, assumendo una valenza e una consapevolezza : ‘ Avevo bisogno di lei / in quelle notti in cui / cercavo di farmi spazio nel vuoto./’ In questa fase la solitudine non è fine a se stessa, ma si lascia riempire dalla introspettiva certezza di avere intorno un universo intero : ‘ I ragazzi che amano la solitudine / fanno della notte la loro casa,/ del silenzio la propria musica /e dei dettagli la loro sicurezza / guardando il mondo intero /con la testa inclinata / cercando certezze laddove / di esse pare non esserci nemmeno l’ombra’ / ….Non do più peso a quelle notti / durante le quali non ho potuto osservare le stelle / o ascoltare la pioggia. / Perché ho conosciuto la scrittura, / ho conosciuto il modo per annullare tutto / e farmi scappare un sorriso e andare lontano/e per la prima volta forse sto imparando davvero di me / e grazie a lei ho capito davvero chi sono / accettandomi./’ Ecco qui il ruolo catartico dell’amore, quello di far maturare la parte più preziosa dell’essere. Anche quando l’amore si allontana, allora si può ritrovare un altro sogno, che riporti ad una rivelazione : ‘ anche se eviti di guardarle, /e non alzi gli occhi al cielo / per paura d’incrociare il loro sguardo, / le nuvole le vedrai sempre /…. Devi tenermi più stretto…io, quanto cuore ci metto ogni dannata volta….. senza aver paura di perdere,…… perché la vittoria più bella arriva dopo dieci sconfitte.’
Questo farsi poesia investe anche il paesaggio con una semplice e immediata meraviglia : ‘Quando piove /ti sento più vicina al cuore /…perché con te ho tutto e ovunque, / con te ho il mare nel cuore, /e la neve nelle vene. /… l’universo dentro alle mie costole coi meteoriti disegnati come stelle e i pianeti che scoppiano dentro /’… L’amore fa soffrire se non realizza le attese : ‘ E tutto questo mi fa del male / perché io e te avremmo potuto / spaccare il cielo facendo rimanere
sbalorditi tutti / come una stella cadente / e invece abbiamo smesso di brillare / in un secondo. / Quant’era bello perderti e ritrovarti, pensare d’odiarti e scoprire invece d’amarti…./ L’eterna bellezza dell’amore non sfugge al poeta, ma la sua giovinezza gli insegna che non può inseguire quel sogno di libertà che gli urge dentro : ‘ Sì, a vent’anni è tutto più leggero eppure c’è sempre qualcosa che ti schiaccia anche i sogni.’ Se l’amore ritorna, tutto cambia : ‘ Fammi sentire / quello che la musica sa dirmi /se ho te al mio fianco.’ Ecco la rivincita di ‘ quel piccolo cuore che continua a battere irripetibili volte dentro al petto senza fermarsi,….. con la stessa voglia di ricostruire ogni piccola spaccatura, di cambiare colore in ogni minima sfumatura.’
In sostanza, questa poesia s’innalza come voce di un eterno cantico, al di là di ogni definizione, perché è lo stesso amore che la definisce. L’amore fatto di luce che sconfigge il buio, di colore che colpisce gli occhi, fatto del filo d’erba che attutisce il senso di perdita che a volte prende gli amanti. L’amore è il ‘non–senso’ di certi attimi, in cui sembra che tutto il mondo sia vuoto. E nei giorni infuocati l’amore torna ad essere luce, ad essere presente come i fuochi d’artificio nel cielo dell’estate, che alla fine non si sa più di che colore siano stati, infatti non un colore, ma mille, ma tutti. L’amore che cancella il volto per ricordare solo il buio del primo bacio. L’amore che ritrova il volto per ritrovare quelle piccole paure dell’inizio….quelle che davano sapore, sapore di stelle e di firmamento. L’amore che vuole perdere tutto, perché quando si è perso tutto si ritrova la verità di se stessi.
La verità è nell’oscuro senso del dolore che scava la perdita. E’ nel vento che corre, che non si ferma mai. E quando noi ci fermiamo racconta il suo segreto. E’ impalpabile. Lo portavamo dentro senza saperlo.



