ACCORDI DI CRISTALLO: la poesia che racconta la vita

Maria Rosaria Amabile

ACCORDI DI CRISTALLO: la poesia che racconta la vita

(A cura di Mimì Mastria)

Quello di Maria Rosaria Amabile è un racconto biografico con le parole della poesia, parole che fermano immagini e sentimenti, luoghi ed emozioni, bellezza e dolore nella raccolta Accordi di cristallo il cui titolo allude alla fragilità dell’esistenza nel Teatro della vita, con le sue sfaccettature che come in uno specchio rotto rifrangono i lati più nascosti dell’anima.

Ma anche nei silenzi, attraverso il filtro della memoria, emergono le ansie e i turbamenti che hanno scandito il tempo che nel suo decorrere lascia sogni infranti persi nel pianto.

La ricerca di risposte al senso dell’esistenza si manifesta nell’apparizione di luoghi amati che abbandonano a sera lo strepito del giorno per afferrare come in simbiosi scorci di vita che sfumano nel ricordo di presenze perdute nella consapevolezza dolorosa dell’ignoto in cui scivoleremo (anche noi) con le ombre della notte.

Non mancano in questo diario intimo struggenti parole che rievocano la perdita degli affetti più cari e l’impossibilità di dare risposte al perchè di chi se n’è andato, senza consenso, come quella di una sorella, e del padre ricordato nel giorno del suo compleanno, o l’addio alla madre nel suo ultimo giorno, assenze che rendono dolorosa la vita ma che restano presenze nel profondo del cuore.

Lo sguardo della poetessa vaga lontano e si sofferma anche sul luogo di speranza per chi combatte la malattia, il grigiore di Milano si illumina nella nebbia che l’avvolge mentre la pioggia monda la città.

L’amore materno l’Autrice lo celebra in diverse liriche rievocando la nascita dei figli, e successivamente la loro crescita con la metafora dei gabbiani ribelli che stanno per spiccare il volo, ma anche con la forza dell’abbraccio che li lega a sé nei momenti significativi della loro vita di giovani adulti (Laurus) e nell’accoglienza dei nipoti che arricchiscono la sua vita nell’autunno del tempo.

Nè dimentica la realtà tragica vicina e lontana nei momenti in cui la natura squassa la terra con i suoi moti violenti, o quando il morbo pandemico falcia le vite abbattendosi con la sua furia distruttrice: Il lupo nero la furia titanica / del mio “sogno lucido” / è un “virus”, un maledetto virus!

La sua attenzione si sofferma sul distacco dell’uomo dalla Natura rinnegando quei valori che lo avevano reso un essere sociale e solidale, e ne svela le ipocrisie che lo conducono all’indifferenza, alle intolleranze, alle guerre: Anche per Cutro / d’indignazione si veste / e a destra e a manca/ il colpevole si addita. / Immaturo mondo / ipocrita.

La percezione dell’ipocrisia diventa manifesta in momenti particolari della comunità sociale come quelli delle elezioni in cui i suoi predatori “eroi” / (forieri di lotte clandestine / di inganni e menzogne) svelano le loro iniquità … Alla luce dell’alba / la torma rapace / si leverà / a ripartirsi / le spoglie del sogno; / e la favola / sferzerà / (ancora una volta) / l’offensivo / infido affondo.

Tutta la raccolta è parte integrande del vissuto dell’Autrice.

Componimenti d’occasione (L’Uomo dei Sogni) diventano momenti di riflessione sul male che si esprime anche con attacchi violenti verso gli uomini, come il giornalista Maurizio Costanzo, che nei suoi show televisivi infieriva sulla malavita organizzata che aveva tentato di assassinarlo.

La Poetessa sente il bisogno di ricordare in versi l’alto valore del ricordo dell’Unità d’Italia nei suoi 150 anni, pur nella consapevolezza dell’immagine negativa del nostro Sud espressa dalla voce dei corvi del Nord, spronando i ragazzi a imprimere nella propria memoria il sacrificio di chi è caduto per la libertà: -I giorni della Storia sono vivi! /Gracchino pure i corvi … / Di ciò che si è dato col sacrificio / nulla si disperde. /Tutto rifluisce nell’immenso mare / della memoria / – I giorni della Storia ritornano!

La difesa della Fede viene celebrata nell’Estremo Atto d’Amore dei Martiri d’Otranto, mentre apostrofa il terrorista in Uomo non sei.

Non può non dar voce al suo sentimento di sgomento di fronte al perpetrarsi di violenze contro le donne umiliate, stuprate, deturpate e massacrate da uomini malati che giustificano le loro azioni con l’amore che amore non è, ma solo egoismo, possesso, ossessione: Nude mani si mostrano / sferzanti scudisci / a recidere bellezza, /armonia d’Essere.

La memoria fluisce riportando alla luce emozioni e sentimenti taciuti, quelli della giovinezza in cui i desideri sono più forti ma che poi non sono stati realizzati provocando quel senso di insoddisfazione, il tedio della vita, che vede il varco della possibilità nel sogno che però si frantuma.

Lo scoppio della guerra nel cuore dell’Europa irrompe col suo scempio nella poesia di Maria Rosaria che come ogni individuo sensato non trova ragione al rinnovarsi di simile tragedia: Non c’è ragione che tenga alla guerra! /Rancoroso avido il mostro/ stupido, non conosce il sole: / Brancola nel buio della follia … /Invade assoggetta / semina desolazione e morte.

L’Amicizia è celebrata dalla poetessa con liriche dedicate ai suoi amici più cari: … fortunato è chi / la “carezza” coglie / preziosa e rara /dell’Amicizia vera. … amici d’infanzia, della giovinezza, della maturità, con i quali ha vissuto e vive i momenti di spensieratezza, di vicinanza, di intimità: Complice il tempo / Anna, Livia, io ci accoglievamo / in un sentimento gratuito / di pura interazione emotiva.

Le ultime liriche del suo diario le dedica ai Fanciulli, ai suoi fanciulli dei quali è stata maestra, madre, osservatrice attenta della loro crescita e della loro maturazione, con lo sbocciare alla vita con la ricchezza della conoscenza, come la crisalide che diventa farfalla.

Chiude la sua raccolta con componimenti dedicati agli altri Affetti: I Colleghi / Amici e non solo (in alcune occasioni speciali).

Sotto l’aspetto stilistico il registro linguistico è colloquiale, affiorano qua e là echi di canti leopardiani nella poesia del paesaggio e nella riflessione del dolore universale, ma anche echi ungarettiani sul tema della guerra, due grandissimi poeti che non potevano non influenzare la nostra poetessa.

Riflesso

Si perdono i giorni

elusi

dal sonno delle notti

… e non sei più

inquieta ragazzina

giovinetta ignara

sinuoso stormire

di sogni

sciacquio fugace

d’illusioni. La nebbia all’orizzonte

avvolge

un lembo sdrucito: sparuto gabbiano

in balia del tempo …

Un approdo

Il mio sangue

è un fiume in piena

che aspetta ancora

un argine.

-Gli anni scorrono!

Esausto è il percorso

del battello che fatica

a trovare un approdo

… Da cui ricominciare.

Quiete

In questo silenzio

d’Autunno

mi abbandono

nel languido profumo

della nuda terra scura.

Riluce d’oro una foglia

nell’ultimo suo sospiro. Là dove si adagia

argentea

la mia immane tristezza.

Quest’oggi

Con gli occhi

affondati nel cielo

Quest’oggi

annego il pensiero

nel turbinio

dell’aria burlona.

Non odo voli

né cinguettii

nessuna cetra o lira

che accordino

il mio cuore atono.

Accoccolata al limitare

del muro di cinta

senza gioia

senza angoscia

mi perdo …

nell’insipidità del vento.

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