a cura di Tina Cesari
Andrea Pandinelli
Quando si vive la realtà nutrendola di sogni è anche possibile scivolare giù, nelle profondità dell’io, alternando verità e oscurità; questo può accadere in una mente inquieta che investiga con incosciente lucidità i meccanismi interiori del pensiero per sentire «l’eco mentale stridulo».
Andrea Pandinelli, autore del libro Rebirth and deliria, si assume l’onere di farlo per se stesso e per il lettore, per questo motivo scrive di essere annegato, da solo, e di aver gridato a lungo attraverso le nebbie per essere sentito.
Le due sezioni in cui si divide la silloge, la prima in italiano e la seconda in inglese, testimoniano lo sprofondamento negli abissi dell’io pensante, passando dalla lingua italiana a quella inglese, quasi a voler condividere con pochi la materia pseudodelirante di cui è fatto il magma dei suoi pensieri.
L’intero libro è un lungo flusso di coscienza che bandisce la punteggiatura per non essere ostacolato e lasciando solo le maiuscole come fari, a capo del verso, per orientare l’ interlocutore a districarsi tra i suoi pensieri.
La comparsa del punto interrogativo ha, invece, la funzione di materializzare le domande che spesso l’Autore si pone e rivolge agli altri perché nel vagabondaggio di sensazioni e pensieri l’unica certezza è rappresentata dal dubbio e l’unico sostegno è la presenza di un interlocutore che lo possa comprendere: who are you? Can you hear me? (Chi sei? Mi puoi ascoltare?).
Di contro, abbiamo la presenza degli esclamativi all’interno di espressioni come vieni! scappa! vivi! che indicano la volontà di sollecitare il lettore a scavarsi dentro e a cercare un barlume di luce: «bring the light, find yourself, wake up by yourself» (porta la luce, cerca te stesso, svegliati da solo).
Attraverso tali continui richiami l’Autore auspica una nuova nascita che sta preparando la “mente evanescente” ma c’è bisogno di una “candid mind”, una “candid honesty” perché solo la “trivellazione continua” di se stesso lo può aiutare a convivere con la “terribile malattia di essere vivo”.
A tutto questo viene contrapposta l’ipocrisia familiare, le maschere della famiglia “ovattata” e se spostiamo lo sguardo verso la società si assiste al “teatro degli orrori”, alla “compagnia umana”, sempre in atto con la presenza di “menti controllate”, “supervisionate” in quel che è il “teatro mondo”.
In questa rivolta egli non vuol sentirsi solo ma intende lanciare un appello quasi disperato: «per favore, senti/ anche tu/ quel che sento,/ ti supplico/ o sono solo/ come ogni essere/ isolato».
Da qui nasce l’invito a uscire dalla società passiva e aprire la porta per stare lontano dalla gente e affermare il proprio sé in totale libertà che si traduce nell’imperativo “lasciatemi essere”.
Come non paragonare l’io del poeta a quello di un altro, suo concittadino magliese per parte di padre, col quale condivide per giunta il dies natalis, l’11 maggio, ovvero Salvatore Toma?
Anche lui è poeta di deliri e rinascite, anche lui avverte il senso di estraneità nei confronti della società, colta nel suo perbenismo di facciata, passiva, ipocrita, e mentre Andrea parla di nati già morti, Toma scrive di essersi scavata, un giorno, una fossa, per gioco, e di essere uscito poi a vedere gli altri con occhi diversi, ovvero quella stessa gente che è morta ai suoi occhi.
Un altro tratto che accomuna i due poeti è la violenza verbale incontrollata e il senso della provocazione con cui Pandinelli si rivolge ai «golosi, bastardi,/ ipocriti egoisti/ impostori/ sordi/ al parlare della vita/ alla sinfonia / rumorosa/ della vostra noia/ e accettazione/ ne ho abbastanza/ rompetevi in pezzi/ e vedremo»; l’invito a rompersi in pezzi è una sollecitazione a rompere il velo della costruita maschera dell’apparenza e a provare a guardare dentro noi stessi.
Allo stesso modo, Salvatore Toma inveisce contro i suoi concittadini che “inventano fandonie psicologiche sul suo conto” definendoli “bastardi maledetti, vermi immondi e noiosi assassini”.
Specialissimo, poi, il rapporto che entrambi hanno con gli animali; il mondo poetico di Andrea è popolato di uccelli, di cani soprattutto; con questi ultimi si identifica tanto da voler diventare come loro, ovvero “libero indesiderato, indomestico sconsiderato” obbedendo soltanto alla sua “anima sincera che abbaia”.
Toma, d’altra parte, scrive tante poesie dedicate ai cani e dice di essere più preoccupato della tristezza del proprio cane che delle relazioni false con le persone ed è nota la sua battaglia a favore dei suoi amici che slegava di nascosto quando li vedeva chiusi nei recinti.
Il richiamo dei polli che svegliano Andrea per liberare i “candidi sensi” ha molto da condividere con la contentezza della cinciallegra di Toma una volta liberata e i volatili che lo chiamano a scavalcare i muretti sono compagni delle aquile che Toma andava ad avvistare sulle spiagge degli Alimini.
La denuncia di una società costruita sul nulla, il richiamo a un’autentica convivenza tra gli uomini in armonia con la natura e gli animali e, infine, l’invito a vivere un’esistenza libera si traduce, in Andrea, nelle grida finali “lasciatemi essere, lascia che il vuoto sia spazio, emergi indisciplinato”.
Toma, d’altro canto, scrive che occorre ribellarsi e che lui è nato e morirà ribelle e la sua vita è fatta di “sogni paurosi” che lo spingono a “difendere il diritto alla vita e alle sue dolci meraviglie”.
Alla base dell’universo poetico di entrambi i poeti, senza dubbio, c’è un sostrato filosofico ed esistenziale, anche di matrice leopardiana attraverso l’ invito rivolto agli esseri umani al rispetto reciproco e a farsi invadere dallo spettacolo della vita.
Il poeta più giovane si rivolge al lettore e gli dice: «lascia/ che la bellezza onnipresente/ diffonda il tuo mondo/ in tutte le sue vie/ non impedire/ la vista incantata» mentre quello più vecchio ci incanta con queste parole «pensa alle care voci/ della sera/ al suo buio stellare/ e all’effetto volatile/ che fa nella tua mente giovane/ […] meraviglie incancellabili/ mai progredite/ e da sempre esistite».
Ho paura in realtà
di guarire
dalla malattia
dell’intensa vita
trivellazione continua
di me stesso
avversario
per il bene
di ognuno
dei due
Ma questa cosa
di essere poeta
come funziona
rombo rock della notte
e come si fa
a spiegar qualcosa
non ho nulla
da spiegare.
Un eco mentale
stridulo
interruzione per errore
acido battito
in gola
gli occhi sull’erba.



