Luigina Parisi – D’invisibile è tessuto l’amore

Prefazione della silloge pubblicata da STORIEDILIBRI.com, ottobre 2023

(a cura di Tina Cesari)

L’endecasillabo che scivola tra le parole del titolo della silloge D’invisibile è tessuto l’amore fa subito rammentare la tanto conosciuta citazione di Antoine de Saint-Exupéry: «non si vede bene che con il cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi».

Oggi mettere su carta ciò che è immateriale richiede un atto di estremo coraggio, ma Luigina lo fa con consapevolezza e resilienza perché, come sostiene lei stessa, «con altri occhi guardano i poeti./ Non è solo foglia il pampino che cade/ né solo cielo l’azzurra distesa./ L’insondabile è la loro terra/ il destino della caduca vita./ E si fingono Dio per non morire».

Se molti versi di questa raccolta, soprattutto nella prima parte, vengono scarnificati fino all’osso e fuoriescono espressioni come «vuoti colmi d’assenza/ tacciono fragorosi» dando voce alle urla silenziose della nostra anima che, nascoste dalla vita, balenano improvvise, tuttavia «ogni attimo ha la sua importanza/ prepara al successivo./ Curiamo l’attimo», ci suggerisce Luigina.

Ecco che arriva la rivolta, non fatta di estremi criptici messaggi sbandierati ai quattro venti, ma una silenziosa, tenace voce si alza discreta per cui anche se «tutto è già detto/ tutto è già scritto./ Restano le pieghe nascoste/ inenarrabili, inafferrabili».

La poesia non è morta, quindi, essa continua a sopravvivere nel deserto come la rosa del Piccolo Principe e anche se la poetessa scrive «sento/ i rigagnoli del male scivolare/ sotto terra», lei risponde a sé stessa con questi altri versi: «cieca e sorda vorrei l’anima/ per nutrirla solo di sole».

C’è una lucida consapevolezza del male di vivere in questa raccolta e forse per questo i versi si frantumano e mi fanno pensare alla brevitas di certe intuizioni di Ungaretti e Montale, ma c’è sempre prospettata una via di fuga per cui «m’oscura la vista/ il nero/ d’un giorno non sorto./ Svogliata infrango/ il vetro/ del mondo confuso./ E cerco nella timida/ linea/ la luce nascente/ malgrado».

Non mancano, comunque, momenti di ripensamento e di malinconia «nel giorno che lento muore/ un cielo scuro da guardare» per cui resta solo «la noncuranza come cura» che ha il sapore della Divina Indifferenza montaliana, ma ancora una volta dal magma del male emerge un’emissione di vitalità e «di tutto il grigio/ trattengo l’azzurro/ slegando un sorriso».

In un mondo senza sogni e speranze, che snocciola grani di un rosario di insofferenza compare lei, «la poesia, la poesia mi chiama/ in essa, solo in essa c’è il mio nome» e Luigina la porta sempre con sé perché «è una veste da indossare/ e portare sulla pelle/ nel sorriso», anche per il fatto che «per sorte o per fortuna/ la poesia/ regge l’antico incanto».

C’è, però, anche la consapevolezza di consegnare l’eredità dei suoi versi al nulla «di questo tempo rotto» che stritola tutto e la Poetessa si domanda «cosa resterà delle parole/ cresciute nella notte/ scritte in fretta per non scordare/ quel pungolo dietro il cuore?» e «cosa resterà di noi poeti/ persi dietro versi da inventare/ fogli ingialliti, inzuppati/ e alcuni da buttare?».

La risposta non c’è, ma forse è il tempo che abbiamo speso per dare vita alla poesia, custodirla e curarla, proprio come fa Luigina, che la rende preziosa in un tempo che fugge e sfugge alla nostra trepidante esistenza ed è la rosa del Piccolo Principe a dirci che «è il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante».

L’invisibile che abbiamo il dovere di coltivare consiste nell’aver cura del nostro mondo interiore, dell’autenticità della nostra anima, che va preservata dalle maschere che la vita ci costringe spesso a indossare e che imbellettiamo senza poi trovare il tempo di deporle per riflettere solo su noi stessi.

La maschera

Di che colore

hai la maschera

stasera?

Brilla

come un insieme

di luna e di stelle,

levigata

come l’onda

che molle si allunga,

al tatto fresca

e profumata

di vivida rosa.

Dove la poni la notte

se il sonno ti spoglia

e il nulla ti chiama?

Non ha specchi

la coscienza?

Ama il cielo

senza luci

e le gocce

per dormire.

Chiudi bene

le tue porte,

un raggio

potrebbe entrare

e sorprenderti

ramingo

mentre cerchi

un ricordo vero

su cui riposare.

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