FERNANDA FILIPPO

LA POESIA DEL MARE e DELLA SPERANZA

(a cura di Mimì Mastria)

Quando ci si immerge nella lettura della poesia di Fernanda Filippo La cura primordiale è la poetessa stessa a guidarci con un linguaggio semplice, ma mai banale, nel suo mondo, di cui, sin dall’inizio, il mare è protagonista.

Il mare è vita, sogno, consolazione, arte. Il “mare interno” di Fernanda rimanda ad una sensazione di flusso emozionale crescente, nel quale non si può che cogliere una lettura psicoanalitica che ricorda il liquido amniotico in cui è immerso il feto nell’utero materno.

Non si può non riconoscere in queste liriche il pensiero del neuropsichiatra ungherese Sandor Ferenczi (sodale di Freud) che vede nel mare non solo l’origine della vita e del pensiero immaginativo, ma anche della sessualità e dell’affettività.

Ciò si desume in particolare dal componimento Mare in cui centrale è il tema della “culla” col suo movimento consolatorio.

Diverse sono le liriche nelle quali il mare favorisce la distensione trascinando l’io poetico in una condizione di sogno ad occhi aperti e nella contemplazione estatica della distesa Fernanda rivive momenti personali di gioia e di dolore.

Simbolicamente l’attraversamento del mare rappresenta la possibilità del raggiungimento di una nuova riva della propria psiche che trova espressione nella parola, quindi nella poesia e nell’arte. E Fernanda Filippo è poetessa e artista.

Ecco che il superamento del legame edipico col padre e l’allontanamento dal grembo materno si esprime esteticamente nella consapevolezza del proprio vissuto e del desiderio di una “nuova riva” a cui essa aspira fortemente di arrivare nell’accettazione della perdita fisica e della presenza nella memoria. Padre: … Tu ora sei nel mare / Che mi hai insegnato ad amare. / Tu ora sei nella terra che amavi / Anche se non la sapevi coltivare. / Tu ora sei nel vento / Che mi porta la tua voce./ …

Madre: “… Ora le parole non dette /Rimangono sospese / Gli abbracci non dati / Sono rughe di un tempo passato / In cui tu eri Madre / E sei diventata Figlia / In cui tu eri luce presente / E ora sei stella che brilla altrove.”

Così il tema dell’infanzia, come il tempo della purezza, si palesa nel desiderio di mantenere questa condizione nella maturità: “ … La mia infanzia è qui / In questa testa che cresce / In queste rughe sul volto / Nel mio cuore per sempre.”

E ancora, ne La voce dei colori dice: “… Ho bisogno della voce dei colori / Per cullare il mio spirito / E di respirare il loro alito / Per accendere l’arcobaleno della mia anima.” Il ritorno all’infanzia nel giardino della nonna è un ritorno al tempo dell’innocenza e della bellezza che la poetessa trasfigura anche nella pittura.

La filastrocca diventa così la poesia dell’infante che fissa nella sua memoria gli insegnamenti dei grandi.

Lo sguardo poetico di Fernanda non manca di arrivare ad una realtà violenta, quella in cui, che sia già donna o bambina, l’innocenza viene violata e oltraggiata. In una sorta di colloquio con sé e un’altra sé si trasforma in consigliera della vita, talvolta utilizzando il dialetto, e come una donna matura (la nonna e/o la madre) che per esperienza conosce la durezza della vita, vuole insegnare il coraggio, la gentilezza e l’onestà per superare gli ostacoli dell’esistenza e rivendicare orgogliosamente il ruolo della donna stessa: “Pigghia qualche / Ccappettu coloratu “ E spandi tuttu quiddhru / Ca stae scusu intra lu core …”

Ma la sofferenza della vita interiore si affaccia di continuo con le immagini delle maree e delle mareggiate che colpiscono gli scogli: “Pensieri in travaglio / Schiumano verso irte scogliere / Solo il profumo di salsedine / Placa le mareggiate dell’anima …”

La poetessa attraverso i colori descrive non solo l’autunno in quanto stagione, ma anche quello della vita. In alcune sue liriche si avverte una certa malinconia nel sentire la vita che passa, conscia che non tutto è stato colto della giovinezza, ma un filo di speranza tiene sospesi i sogni. Così avverte di essere “una sopravvissuta” come una “farfalla fuori stagione”. E il suo canto si libra nel desiderio della salvezza “Tatua la speranza sulla pelle / apprezza l’abitudine / Anche se è noiosa / Perché la vita è un regalo sempre / Anche se ha la carta stropicciata.”

Alcuni dei componimenti assumono talvolta la forma di un aforisma nel quale essa racchiude le sue considerazioni frutto dell’esperienza e le consegna al lettore/lettrice come una vera e propria sentenza.

Fernanda conclude la sua raccolta con una dichiarazione di poetica perché per lei poesia è “una ninna nanna” … “È lo scoglio irto che dentro ti ferisce / È la carezza delle onde che lenisce” … È l’abbraccio che è nascosto dentro il nostro cuore “ … “ È la poesia la cura primordiale”. La culla e le onde si manifestano ancora una volta a definire “la cura primordiale” che è dentro ogni essere e a cui ogni essere vivificato dall’amore tornerà. Poesia quindi è conforto, amore, bellezza, arte. E questa dichiarazione chiude il cerchio aperto con la lirica Acqua purifica le anime perse che invita l’individuo a superare gli odi e i tradimenti per ritornare puro alla vita.

Mare

Distesa immensa di

Emozioni in movimento.

Accarezzi l’anima mia

Con la tua schiuma candida.

Brilli di innegabile bellezza

Quando fai da culla al sole.

Ipnotica la tua danza

Che lenisce ferite.

Ti corteggia il vento

Per catturare i tuoi pensieri.

Ma tu libero vai

Portando i sogni

Come vele verso l’infinito.

Nell’angoscia

Angoli bui inghiottono

Spicchi di coscienza

Galleggi sospesa

Nell’angoscia della probabilità

Vorresti girare l’angolo

E scoprire l’infinito

Ma i tuoi piedi sono inchiodati

Lungo percorsi

Che pensavi persi per sempre.

Farfalla fuori stagione

Una vela scompare

Nell’indaco infinito

Mentre il tuo viso ride

Dal sole accarezzato

Nella tua mente una danza di pensieri

Volteggia come piuma al vento

E ti perdi nel tremulo scintillio

Della superficie di un’idea

Grata di essere una farfalla fuori stagione.

Malinconia a mezz’aria

Scricchiolano i pensieri

Come foglie morte

Sul viale della vita

Grigi cumuli gonfi di pioggia

Si addensano

Dove il tuo sguardo si perde.

Il passo malinconico

Accarezza croccanti

Tappeti rossoarancio

Mentre le tue idee

Rimangono sospese

A mezz’aria

Come le prime nebbie mattutine.

I semi del bene

Crepitio di ossa

Fino all’ultimo fiato

E poi solo cenere

Che vola nel vento

Solo i semi del bene

Cancellano l’umana fragilità.

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